The Gamers e The Gamers: Dorkness Rising


Un po’ di tempo fa, a casa di Hell, si parlava di Zooey Deschanel, del fatto che le danno della adorkable, crasi tra adorable e dorky, e a me giravano i tenerini, a leggere la cosa, perché dare a uno del dork è dargli dello stupido o incompetente: voi non sareste entusiasti di sentirvi dire che siete degli adorabili incompetenti? Io no.
Eppure c’è modo e modo di usare le parole. Il secondo titolo che vedete qui sopra usa la parola dork ma lo fa con spirito diverso, autoironico.

Parliamo di film, di comicità, di ironia e di giochi di ruolo. Due film che non credo abbiano mai avuto altra distribuzione che via dvd, auto-distribuzione e pirateria assortita. Due film che, se si è giocatori di ruolo, sono due piccoli must.

La trama del primo The Gamers è poco più di un canovaccio su cui fondare le varie scenette che prendono in giro fisime e follie di giocatori e regolamenti (il possente barbaro che guadagna un colpo della strega cercando di aprire una grata e che si sente dire dal gracile elfo che fa 20 “With your legs, not with your back!”; uno sneak attack usando una balista in una locanda; il ladro che ruba i pantaloni a un avventore senza che se ne renda conto; il giocatore che dimentica che il suo mago ha paura dell’acqua), passando attraverso la perla del gruppo che si chiede come Mark possa preferire vedersi con la fidanzata al passare la sera in uno stanzino che puzza di sudore con altri 5 uomini…
Il film si risolleva nel finale con un piacevole guizzo di follia e col “Fuckin’ gamers!” che, alla fin fine, dà il titolo a tutto. Effetti speciali molto caserecci, fotografia non eccelsa, ma 48 minuti di divertimento, con o senza sottotitoli (se il vostro inglese non è buono e non capite una fava di gdr, i sottotitoli potrebbero non essere abbastanza, sappiatelo).

Passano gli anni, l’attesa dei fan cresce e un giorno del 2008 esce lui, Dorkness Rising. E qui il dork ci sta tutto: c’è il gioco di parole con darkness, ma soprattutto c’è l’autoironia che salva Lodge, il master, dal voler uccidere i suoi giocatori cazzoni e insoddisfatti che non accettano di essere sconfitti da un modulo non pubblicato, loro che hanno “una reputazione!”. E allora si rigioca la campagna, per la terza volta, ma ci vuole un “well rounded party”: e se la tua reputazione spinge 15 giocatori regolari a rifiutare l’invito, l’unica è arruolare l’ex-fidanzata del giocatore rule-lawyer e un paladino PNG, che metta il guinzaglio al party di sciamannati che altrimenti andrebbero in giro “looting, killing and impregnating my entire world!”*.

Ne scaturisce un precario equilibrio tra la strega Caotica Neutrale (ma a cui dicono tutti a fine avventura “You are evil. And a whore!”**) di Gary, che dimentica sempre di giocare una donna; il monaco saccente che se ne esce con frasi finto-sagge come quella dell’header qui sopra; la guerriera con 45 punti ferita che però fa il culo a tutti grazie a un personaggio studiato a puntino dalla neofita Joanna; il paladino sempre più depresso; e il bardo.
Signori e signore, è il bardo la perla incontenibile del film: giocato da un uomo convinto che il bardo non sarà poi così diverso dal guerriero***; sessuomane; 20 gradi in Seduzione; autore di alcune delle profette sessuali più dis-eccitanti dell’universo (“Ehi, baby, wanna tune my mandolin?”****) eppure efficaci; inutile in combattimento; eccellente nel distrarre il paladino all’occorrenza (“Ehi, look, an evil dude is outside!”*****); muore, ancora e ancora, in maniere che vanno dal ridicolo al patetico al geniale. Parte del divertimento è anche calcolare quante volte il povero Flinn the Fine muoia nel corso dei 105 minuti di film.
Il party casinista che si muove all’interno di un’avventura ispirata ad una realmente in commercio, non so con quali differenze, alternata a momenti della vita dei giocatori attorno ma anche lontano dal tavolo di gioco. E qui parte il gioco citazionistico, ma fatto con gusto: la marca della bibita, il gatto di Lodge, l’addestramento di Cass, il monaco che cerca di piegare il cucchiaio di legno… E ci sono anche le auto-citazioni, visto che Lodge era il giocatore dell’elfo nel primo film, e aveva come compagno di gioco Mark, che ricompare qui in due scene; così come ricompaiono il ladro e la principessa del primo. E c’è Monte Cook che fa un chierico, e Sean K Reynolds che fa il Lord Inquisitore. E…
Ecco, potrei andare avanti per ore, se non si fosse capito. Ma mi fermo aggiungendo solo un’ultima cosa: a fine film, non fermate il lettore. I titoli di coda sono uno spettacolo, soprattutto la sezione con le minacce del paladino. E poi ci sono gli ultimi istanti che meritano.

Ah, sì, scopro ora che su imdb danno a The Gamers un grasso 7.7, a The Gamers Dorkness Rising 6.9; ma sappiamo cosa farcene dei voti di imdb.

Ora potete guardarvi legalmente il primo film qui e il secondo qui, e ricordate:

Everything is better with pirates!

* alla lettera: “razziare, uccidere e inseminare il mio intero mondo!”
** “Sei malvagia. E una zoccola!”
*** Per i non addentro al mondo di D&D: no, il povero giocatore si illude, e malamente! Bardo e guerriero sono molto diversi. Anche se non necessariamente “bards suck” (i bardi fanno pena), come sostiene Leo.
**** “Ehi, piccola, vuoi accordare il mio mandolino?”
***** “Ehi, guarda, c’è un tizio cattivo, fuori!” Chi non si farebbe abbindolare da un così sottile inganno?

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6 commenti su “The Gamers e The Gamers: Dorkness Rising

  1. Bravissima, hai fatto benissimo a dedicare un articolo ai due film di “The Gamers”! 😀 Nel nostro party i ricordi più indelebili sono la scena della fucking balista e il bardo del secondo film! XD

    “The Shadow!” (cit.)

    Ciao,
    Gianluca

  2. The Gamers è stato il primo film che ho visto coi sottotitoli eng, che nostalgia… Il seguito non l’ho mai visionato, ma suppongo sia il caso di rimediare.

    • Parere personalissimo: sì, è il caso di rimediare! 🙂 Si ride molto, si muore molto, ci sono dei goblin dal trucco discutibile, c’è la strega Luster che è grandiosa e il bardo… Il bardo! Ah, Flinn! 😀

  3. Questi sono due must, da vedere se si gioca di ruolo!
    Li conosco a memoria, ogni tanto me li rivedo, soprattutto per non rischiare di dimenticare qualcosa. E dire che sono fatti con due lire… ecco cosa vuol dire “passione”, qui si respira ad ogni fotogramma!

    “The Shadow?” O_o
    MITICO! 😀

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