Vento di cambiamento – La casa abbandonata


7 aprile 1849, Sabato Santo.
La governante mi ha consegnato la lettera dopo pranzo, l’indirizzo è scritto nella calligrafia di mio fratello Edoardo. Tre pagine di pettegolezzi di corte riferitigli da Carlo Emanuele, notiziole sulla famiglia, rassicurazioni sul fatto che egli prega per me. Mi augura una buona Santa Pasqua, aggiunge che la fede non può né deve vacillare di fronte agli orrori messi in campo dal demonio. Non nomina i morti che camminano, ma so che pensava ad essi. È semplice per lui scrivere simili parole.
Il tamburellare di nocche sulla porta mi distoglie dai pensieri astiosi. Un servitore socchiude l’uscio per annunciare che il signor dottore mi attende nel salottino rosa.
Ripongo i fogli nello scrittoio e prendo il bastone. Zoppico meno dei giorni scorsi, ma la lama mi dà sicurezza, così come il rosario al collo.
Biscior sboccoccella un biscotto, seduto sul divanetto di chintz rosa, le gambe accavallate con noncuranza, lo sguardo perso sul ramo fiorito di ciliegio nel vaso di fronte a lui. Anche oggi è in nero, fazzoletto cremisi.
– Avete qualche buona notizia?
Ingoia il biscotto e si alza.
– Il vostro Gualtiero sta meglio, il chirurgo non vuole più amputare.
– Notizia eccellente.
Si guarda attorno, mi fa cenno di appressarmi. Sussurra, concitato:
– Ho una pista per quella dannata lapide.
Mi sorprendo ad accarezzare la cicatrice al volto. Sono giorni che brancoliamo nel buio. Biscior aveva scovato un tizio che diceva di aver sentito della preparazione del furto, ma i responsabili sembravano essere spariti nel nulla, insieme all’epigrafe.
– Questa volta ne siete sicuro?
– Sì. Se non avete nulla in contrario, c’è una carrozza che ci aspetta.
– Solo voi ed io? – domando scettico.
– Volete coinvolgere qualcun altro? Perderemmo altro tempo.
– Ne sono consapevole, ma insisto.
Si pettina i baffi.
– Sta bene. Ma siate rapido.

Ci fermiamo a un centinaio di metri dalla casa abbandonata, nascosti dietro un boschetto ancora spoglio. Salgo a cavallo e percorro da solo la strada che lambisce l’appezzamento in cui si trova la casa. Costeggio risaie appena allagate e campi dissodati; il fazzoletto di terra attorno all’edificio, invece, è prato incolto. L’edificio è a due piani, entrata lungo uno dei lati corti, una tettoia crollata lungo l’altro.
Faccio un giro ampio per tornare al punto di partenza.
Principio a riferire a Biscior e ai cinque soldati che ci accompagnano cosa ho visto.
– Tra due ore sarà notte. – mi interrompe il dottore, impaziente.
– Ci sono un sauro e un palomino, sellati, legati dall’altro lato della casa.
– Si va subito, allora? – domanda uno dei soldati. Migliacci, mi pare sia il nome. Non è il più acuto del plotone.
– Certo che andiamo subito, baloss, – lo rimbrotta sottovoce Turati, il più grosso del gruppo.
I cinque soldati ci precedono, moschetti spianati, lungo il viottolo sterrato e poi attraverso le sterpaglie. Le finestre sono chiuse da imposte grezze e rovinate, la porta appesa a un solo cardine. Turati l’apre piano. Nessun cigolio. Entrano, io e Biscior li seguiamo.
La stanza è vuota, buia e odorosa di polvere. Dall’altra estremità dell’edificio, dietro una porta meno sgangherata, giungono voci soffocate, poi un grido che diventa un rantolo.
Turati spalanca l’uscio col piede, s’immobilizza. Le schiene mi impediscono la vista della stanza. Passi pesanti e una voce maschile sconosciuta che impreca, poi il vento secco dalle mie spalle irrompe nella casa, spacca gli scuri, gonfia il pastrano. Chiudo gli occhi per la polvere. In un istante l’aria è di nuovo immobile, ma puzza di sangue.
Spalanco gli occhi. La testa ricciuta di Turati si schianta contro il muro alla sua destra, spinta da una mano artigliata coperta di pelo.
– Ci mancavano solo i loup-garou! – ringhia Biscior.

Gli altri capitoli qui.

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3 commenti su “Vento di cambiamento – La casa abbandonata

  1. Loup-garou *__* Una sorpresa dietro l’altra e sempre in meglio: mi piace il ritmo serrato che stai dando alla storia. Pochissimi capitoli di transizione, finora, e la cosa me gusta parecchio: ultimamente preferisco di gran lunga storie che tengano alta la tensione.
    Ti segnalo una svista: Biscior aveva scovato uno tizio che diceva.
    E adesso filo al prossimo capitolo!

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