Parola in libertà


“L’irlandese si lasciò trascinare fino alla parete opposta, scarsamente illuminata da due candele: là, esteso dal pavimento al soffitto e da un angolo all’altro e disegnato con estrema cura in una serie di sottile e ravvicinati tratti a penna, c’era un vasto affresco.
Duffy diede per pura cortesia un fugace sguardo al vortice di figure contorte. Quando aveva visto per la prima volta quel lavoro, all’incirca sette anni prima, Duffy aveva dovuto avvicinarsi parecchio per riuscire a distinguere gli ancor vaghi tratti delle figure sul muro bianco; e quando poi aveva lasciato Vienna, alla fine del ’26, il muro aveva ospitato un disegno abilmente tratteggiato, affollato di figure e vago nel soggetto, ma di esecuzione perfetta. Adesso, il lavoro risultava molto più scuro, perché ogni giorno l’artista vi aggiungeva centinaia di tratti, approfondendo le ombre, e, con estrema gradualità, arrivando addirittura a cancellare alcune delle figure periferiche.” (da Tim Powers, Il Re Pescatore, traduzione di Annarita Guarnieri).

Sedativi per la Rottenmeier, please, e in fretta!
(il grassetto è mio, e il problema è tutto in quella parola)

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