Vento di cambiamento – Il cembalo scrivano


31 marzo 1849
La corsa sobbalzante della carrozza rallenta quando imbocchiamo un viale ghiaioso, si interrompe davanti al portone di una cascina. Gualtiero salta giù da cassetta e mi aiuta a scendere. Il cocchiere sposta il mezzo mentre noi raggiungiamo l’uscio.
Biscior mi attende dall’altra parte del portale, una lanterna in mano. Lascio Gualtiero a guardia dell’entrata e il dottore mi fa strada in un cortile, fino a un capanno dalle finestre illuminate.
– Come vi sentite? – chiede senza voltarsi.
– Goffo.
Si ferma, mi fronteggia.
– Qualsiasi cosa vediate, ricordate che Sebastoni si fida di me.
Apre la porta.
Lampade a petrolio e candele rischiarano lo stanzone e due grossi tavoli. Un uomo con baffi e pizzo neri ci viene incontro. Si aggiusta la giacca marrone e pettina i ricci, protende la mano.
– Generale La Marmora, questi è l’avvocato Giuseppe Ravizza.
– Lieto di fare la vostra conoscenza, anche se non mi è chiaro cosa faccio qui.
– L’avvocato è un inventore, sta mettendo a punto un oggetto che trovo di notevole interesse, e che spero di usare nelle nostre indagini.
– Troppo generoso, dottore, ma è ancora solo un prototipo, – minimizza Ravizza arrossendo. Getta uno sguardo verso il primo tavolo, nella cui direzione mi guida Biscior. Sul piano sono poggiati sei oggetti sferici, coperti da panni umidi. Ne scopre uno.
Una testa di fanciulla in un catino. Fradici capelli rossi appiccicati sulla pelle bluastra, occhi spalancati dall’iride velata, labbra socchiuse da cui escono fili di rame, la carne sfrangiata del collo.
– Madre santissima! Sono tutte teste?
– Sì, dai cadaveri che si sono rianimati ieri. I Lazzari che dobbiamo interrogare.
Biscior mi indica i fili metallici, che al centro del tavolo si uniscono in una treccia spessa un dito.
– Se tutto procede come deve, attraverso i filamenti l’energia residua verrà incanalata all’invenzione del signor Ravizza e ci darà una risposta.
– Energia?
– Sì, – risponde Ravizza. – Il dottore crede che una qualche forma di energia li abbia rianimati, e che la frazione di essa che ancora rimane nelle teste possa guidarci alla fonte.
– Non mi limito a crederlo, l’ho provato con un’altra testa, ma era trascorso troppo tempo per una risposta sensata.
Non so cosa dire. Biscior mi porge una sedia, intanto che Ravizza si allontana verso l’altro tavolo, ingombro di materiale. Torna e appoggia vicino ai catini un marchingegno di legno e metallo, con tasti da pianoforte montati su due file, strani martelletti e un foglio di carta inserito in verticale. Prende a armeggiare con la treccia di fili. Mi lascio cadere sulla sedia, dita strette sul pomo del bastone da passeggio.
– Cos’è quell’oggetto?
– Lo chiamo cembalo scrivano, – spiega, – i tasti di un pianoforte per scrivere senza la fatica di vergare le parole.
Si rialza dall’invenzione e fa un cenno a Biscior. Questi scopre tutte le teste e si fruga nelle tasche. Una monetina su ogni occhio morto.
L’avvocato gira una chiavetta lungo il fianco del cembalo scrivano, come caricasse un carillon. Guardano fissi il marchingegno.
– Dovrebbe accadere qualcosa? – chiedo, infastidito dalla macraba farsa.
I martelletti iniziano a muoversi, sobbalzo
Rapito, li guardo sbattere con violenza contro la parte bassa del foglio, in un ritmo incalzante. La pagina sale, a scatti. Biscior impedisce a Ravizza di toccare la macchina. Il ritmo accelera, frenetico, Ravizza impallidisce.
I martelletti si incastrano, uno vola via con una vibrazione metallica. Il marchingegno si blocca, la chiavetta continua a girare a vuoto, rallenta, si ferma.
Biscior lascia andare l’avvocato. Mentre Ravizza si accosta alla sua invenzione, premuroso come un padre col primogenito morente, Biscior prende il foglio, lo studia, me lo porge.
Sette righe, le stesse tre parole ripetute ancora e ancora: “ave diva silica!”

Altri capitoli qui.

 

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10 commenti su “Vento di cambiamento – Il cembalo scrivano

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  3. Bellissimo! L’antesignano della macchina telepatica di Bobbi Anderson. Peccato per quella piccola, piccola, piccola controindicazione dell’essere morti ^_^”
    Capitolo molto interessante. E tu sei crudele, perché adesso s’ha da aspettare una lunga settimana prima del prossimo 😦

    • Son crudele, lo so, ma così ho tempo per prendere il prossimo capitolo (che avevo già scritto da una settimana) e fargli un restyling completo, visto che a rileggerlo mi faceva pena! E lo sdoppio pure! 😄
      Tra l’altro, Ravizza e il cembalo sono veri ^_^ (ma il cembalo era più prosaico e noioso! U_U). Lieta che anche a te questo capitolo sia piaciuto 🙂
      E ora approfondisci la mia conoscenza con Bobbi Anderson, che mi manca ma suona interessante: dove lo trovo?

      • I Tommyknockers, di King. Il romanzo è difficile da reperire. Io non l’ho nemmeno letto. Ho visto il film, però, e quell’affare è la mia ossessione da allora *_* Mi hai fatto venire la curiosità: adesso devo sapere del cembalo, anche se è noioso ^^ Intanto, di nuovo complimenti per l’idea che hai tirato fuori. Spero che il dottore e il generale lo useranno ancora: è troppo bella l’idea di interrogare le teste dei morti *O*

        • Chissà che la Biblioteca locale non abbia anche di questi tesori, tra gli altri libri vari: c’è il Necronomicon, magari Tommyknockers lo trovo 😉
          Per il cembalo scrivano c’è wikipedia, io l’ho scoperto così 🙂 Se ricomparirà, lo scopriremo solo in futuro 😀

  4. Sei una grande! L’interrogatorio ha superato le mie, già alte, aspettative! Mi piace come mescoli realtà storica e paranormale. E così oltre al telefono il popolo italico ha inventato anche la macchina da scrivere…

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