“Brutta!” di Constance Briscoe


A questo libro ripenso spesso, pur avendolo letto un po’ di tempo fa. Oggi mi è tornato in mente leggendo il post di Lucia sul film “We Need to Talk About Kevin”. Ad accomunare queste due opere, il tema della maternità e di un rapporto madre-figlio che non va come il mondo ci dice debba andare.
La differenza macroscopica tra le due storie è che quella della Briscoe è un’autobiografia, non un romanzo: la storia dei sui primi anni, fino al momento in cui viene accettata a studiare legge, passando per una madre che sembra uscita da una pellicola dell’orrore, da un deviato manuale del sadico psicologico.

È un libro che ti aiuta a credere con fermezza che la storia che quando dai alla luce un bambino te ne innamori per sempre, beh, è solo una storia, e le cose possono andare in molti modi diversi.
Un libro per cui mi azzardo a usare l’aggettivo “potente”, ma solo perché non c’è modo migliore per descrivere la reazione viscerale che ti provoca, e il modo in cui certe bassezze, certe scene ti rimangono impresse e sanno tornare a galla da sole, quando meno te l’aspetti, a farti rabbrividire.

La maternità è tutto tranne che implicita nel dare alla luce un figlio.

 

– Mamma e papà sanno che sei qui?- domandò l’assistente sociale.
– No, – risposi, – ma volevo sapere degli orfanotrofi.
Dovevo stare in punta di piedi per vederla oltre il banco della reception. 
– Quanti anni hai? – mi chiese. 
– Undici.
– A casa tira una brutta aria, vero?
– Già, – confermai. – Cosa bisogna fare per entrare?
– Dimmi qualcosa di te, – tergiversò lei.
Le dissi il mio nome e indirizzo e che avrei voluto trasferirmi il giorno stesso se fosse stato possibile.

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2 commenti su ““Brutta!” di Constance Briscoe

  1. Non lo conosco, me lo procuro, perché sembra agghiacciante e tu sai che alle cose che mi spezzano le ossa io non rinuncio 😀
    Grazie del link e soprattutto, grazie della segnalazione di questo libro

    • Il link era il minimo, è colpa tua se mi ritrovo a pensare di nuovo a quella storia. Dire “spero ti piaccia” non è la frase giusta, con un libro così, ma credo capirai cosa intendo, quindi: spero ti piaccia.
      In certe pagine leggi il lavoro di una crudeltà vera, meschina e gratuita, che spezza davvero le ossa; non so se lasci catatonici, perché, alla fin fine, c’è della speranza, però il viaggio per arrivare a quella speranza è doloroso. Nel caso riuscissi a trovarlo, buona lettura 🙂

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