Magone e via


Era il 1995. Fine novembre. Mi dicono che c’è un tizio, che se va bene avrò visto un paio di volte da piccolissima, che sta morendo. Che metà dei miei cromosomi sono merito suo. Mi chiedono se voglio incontrarlo. Dico di no. Non so perché, né oggi né allora.

Il 10 dicembre muore senza che io lo abbia mai rivisto. Non sono neanche sicura di quale fosse la malattia.

E poi a volte, in giorni come questo, mi piglia il magone e mi chiedo quante cose potevano andare diversamente, o non cambiare affatto. Mi ripeto che ero davvero una stronza, da piccola, e spero che non mi abbia detestato, come invece credo sarebbe stato suo diritto di fronte a una figlia così.

Non credo ci sia nulla dopo, ma ci spero sempre un po’. Se qualcosa ci fosse, questa è per lui.

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