Perché non guido…


Io non guido.
La ragione è semplice: io sono l’espressione massima di quanto l’adagio “donna al volante, pericolo costante” sia realistico. Peggio: sono convinta che l’adagio sia stato coniato da un qualche saggio del passato che, prevedendo la mia nascita e il mio avvicinarmi al posto di guida di un’automobile, decise di avvertire l’umanità.
Certo, il saggio non aveva fatto i conti con gli Dei del Caos, che nonostante tutto mi hanno fatto ottenere la patente. Ormai sono quasi dieci anni che l’evento è accaduto, ma è ancora tutto piuttosto vivido.
La mia ultima guida.
L’istruttore che mi spiega il parcheggio in retro e io che non capisco.
L’istruttore che mi spiega l’inversione a u e io che non capisco.
L’istruttore che mi dice (testuale) “Se guidi così all’esame la patente te la scordi”, e io che penso “Ma va? L’hai capito solo ora?!”, ma non glielo dico perché è poco rispettoso della sua intelligenza.
L’istruttore che, davanti alla motorizzazione, mi dice che son fortunata e c’è un esaminatore che normalmente non esamina mai ma oggi lavora, ed è uno stra-bravo.
L’esaminatore che mi dice di rallentare quando arrivo a sfiorare i 30 km/h.
Il terrore quando l’esaminatore mi dice di accostare vicino a uno spazio vuoto lungo un marciapiede e la certezza che stia per chiedermi di fare un parcheggio in retro.
Il sollievo stupito quando l’esaminatore mi fa firmare la patente, senza avermi fatto fare altro che un grosso giro dell’isolato e zero manovre.

Agenti (forse) inconsapevoli del Caos, quell’esaminatore e l’istruttore.
Gli Dei del Caos ci hanno provato, a mandarmi a scorazzare per le strade del mondo, e ammazzare scuolabus di innocenti o comitive di religiosi.
Hanno fallito, perché io mi rifiuto di guidare.
Sperate che io non cambi mai idea!

Il mio istruttore di scuola guida si chiamava come lui… O_o

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8 commenti su “Perché non guido…

  1. Io ho preso la patente nel lontano 1996, da allora.. ho ri-preso a guidare qualche mese fa solo per una "sfortunata serie di eventi!".
    Però ce l'ho fatta e son sicura che ce la farai quando e se servirà!

  2. Anche io ho la patente, ma non guido. A parte che non mi piace. La verità è che anche io sarei un pericolo costante: ho la testa troppo tra le nuvole. Quindi… nnnaaaaaa. Meglio che non mi metta al volante. Anche se alla mia prova il parcheggio in retro l'ho fatto – e anche bene ^^ Avevo l'incubo di sfiorare il marciapiede con le ruote perché il mio esaminatore era uno di quelli che bocciavano per cose così. Invece tutto okay. Poi non so… non ho più preso una macchina da quando avevo ventidue anni.

  3. Guarda, ti capisco perfettamente.
    Io sono circondato da amici e conoscenti che non fanno altro che ripetermi la storiella: "anche io all'inizio avevo paura, ma poi mi è passata e ora sono più indipendente e bla-bla-bla".
    Non capiscono che io non guido perchè NON VOGLIO.
    Certo, l'ansia per il traffico ed il timore di provocare qualche incidente sicuramente possono influire, ma non sono le ragioni principali.
    Sono pigro? Forse… almeno per quanto riguarda l'auto.
    Ma la mia è anche una scelta di vita.
    Ho quasi 34 anni e sono soddisfatto così.
    Abito in pieno centro, in una piccola città della Toscana; non ho mai usato biciclette e motorini e mi piace camminare.
    Ho la fortuna di lavorare a meno di un chilometro da casa (sono ricercatore universitario) e di avere quasi tutti i servizi a portata di mano.
    Nella peggiore delle ipotesi, se piove o fa troppo freddo, prendo l'autobus, dove qualcuno guida per me e posso rilassarmi leggendo un giornale.
    Per muovermi fuori città uso molto i treni.
    Quelli locali non sono il massimo, ma per andare a qualche convegno a Roma o Milano il servizio alta velocità è ottimo, puntuale e confortevole.
    Se poi c'è fretta prendo un taxi (capiterà meno di dieci volte l'anno) e nei rarissimi casi di estrema urgenza (problemi di salute di familiari) esistono le ambulanze o parenti che guidano.
    E risparmio moltissimo denaro: l'acquisto iniziale del veicolo, le assicurazioni, i bolli, la benzina che ormai costa come l'oro, i parcheggi.
    Ho calcolato che in un anno ho salvato come minimo SEIMILA euro.
    Così mi posso concedere il "lusso" di spenderne poche decine per farmi mandare la spesa a domicilio dal vicino supermercato una volta la settimana. Al diavolo l'auto e tutte le arrabbiature che ne derivano.
    In paesi civilissimi come il Giappone o il Canada ci sono milioni di persone che fanno come me.
    Ovviamente, se vivessi in un piccolo paesino in cima ad una collina le cose sarebbero diverse e forse mi sarei dovuto forzare a prendere la patente. Ma sto in città e quindi è inutile farsi le pippe mentali.
    Pensate che grazie ai "pigri" come me che non hanno voglia di imparare i 200 geroglifici dei segnali stradali c'è un po'di smog in meno nell'aria.

    • Non ne ho la più pallida idea, questo è il tuo primo commento che ho in bacheca, e ora che te l’ho approvato l’account è uscito dalla moderazione. Credo che WordPress si sia mangiato l’altro commento, sorry, magari aveva fame ^_^’

      • Nessun problema. Avevo solo scritto che nemmeno io guido, per avendo la patente. Ho 25 anni e ODIO L’AUTOMOBILE. Mi fa schifo anche entrarci da passeggero, figuriamoci a guidarla. Quando guidavo, qualche anno fa, avevo un ansia assurda, e se avessi continuato avrei provocato incidenti a manetta, ne sono più che certo. Non fa per me guidare, punto. Ogni tanto mi ritrovo a maledire chi ha inventato questa macchina infernale, e sono contento che ci siano altri che la pensano come me.

  4. Per quanto riguarda me, ho la patente ma non la trovo più. Parlo sul serio. E’ da qualche parte, probabilmente tumulata sul fondo di qualche cassetto, ma non ricordo esattamente dove. Conseguita perchè per il sentire comune prenderla è sinonimo di autonomia, crescita, indipendenza e quindi costituisce in tal senso una tappa imprescindibile.
    Uno dei tanti riti di moderna iniziazione per il neo maggiorenne, che la società chiede tacitamente di superare.
    Ho guidato un’ auto, per pura curiosità, sì e no una decina di volte in tutta la mia vita, subito dopo aver superato l’ esame pratico.
    Guidare però mi ha presto annoiato; il mettermi al volante ha spento del tutto il mio già sbiadito interesse verso questo accessorio che mi ha lasciato da sempre sostanzialmente indifferente. Difatti, sin da piccolo, ho considerato le auto con distacco, come un ingombro ferroso del tutto estraneo al mio vivere, che pur facente parte della vita di milioni di persone, non avrebbe mai riguardato la mia. In seguito, tale sospetto si è effettivamente rivelato fondato, divenendo così certezza. A tutt’ oggi non conosco gli optional, le prestazioni, il design, le serie, la classe, la versione euro, la C1, la C2 (… a me basta che il Napoli in pochi anni è passato dalla C1 alla zona Champions!).
    Non mi sforzo neanche di distinguere un modello da un altro, una casa produttrice dall’ altra.
    Le auto che vengono usate dai miei familiari e conoscenti, per esempio, le distinguo per colore: bianca, blu, grigia, nera. A parità di colore, la grandezza: grande o piccola. L’ auto rappresenta per me l’antitesi della libertà e non guidare, come afferma un giornalista ed opinionista di casa nostra, che pure non ha il mito della velocità, è “l’ unico lusso che mi concedo”.
    Questo al contrario di ciò che le pubblicità in tv puntualmente ci propinano: capelli al vento di sorridenti personaggi in spider sfreccianti tra canynon infiniti; auto che solitarie attraversano, quasi come sospese dal suolo, viali deserti ed silenziosi. Immagini di ipotetici sogni che fanno da contraltare alla nostra realtà quotidiana, fatta di smog, ingorghi, parcheggi insufficienti, incidenti, ritardi, travasi di bile, clacson.
    Ricordo che sin dalla prima volta che mi misi alla guida mi colpì non poco il fatto che da conducente non potevo soffermarmi a guardare, a mio piacimento, fuori dal finestrino. E non per personale propensione alla distrazione, ma per un’ esigenza, solenne e congenita, di guardarmi intorno, di scrutare le facce e raccogliere le voci delle persone, i particolari e le forme dell’ ambiente intorno a me.
    Per il povero automobilista ci sono troppe regole da seguire, troppe strisce di troppi colori da rispettare, troppa attenzione da prestare, troppi aspetti pratici a cui badare, troppi grattini e tagliandi, troppe spese a cui far fronte, troppe ztl, troppe restrizioni, troppi giorni alterni ed orari prestabiliti in cui poter circolare, troppi divieti, troppo traffico, troppo stress, troppi vincoli. Troppi “troppo” insomma, che fanno degli automobilisti una delle categorie più tartassate da tanti punti di vista. Il tutto mentre, da un lato, il Marchionne nazionale continua a convincere l’italiano medio che la produzione e la vendita delle auto può rappresentare a tutt’ oggi la
    locomotiva dell’ industria nazionale e, dall’altro, il codice della strada, per il quale la divinità laica dalle 4 ruote ha prevalenza e priorità su tutto e tutti. A quanto appena detto, si aggiunge poi il fatto che vivo a Napoli, una città che, nonostante tutto, conserva a tutt’ oggi la sua vocazione nello spostarsi a piedi oppure in alternativa “che ‘e mezz”, dove la moltitudine di facce che l’ attraversano sono, nel loro placido e rinnovato agitarsi, il vero magma di superfice.
    Una città dove tale vocazione vive e si custodisce anche nelle pieghe del lessico e delle espressioni della lingua: “fare nà cammenata”, “spassiare”, “fare o’ giro a largo”, “avanzà o’ pass”. E dove ancora la “cabina-giostra” di una funicolare, il vagone sferragliante della circumvesuviana, la brulicante fermata di un autobus urbano sono nel contempo specchio e metafora stessa della vita .
    Tutt’ al più un domani, se mai dovessi comperare un’ auto per un’ oscura esigenza che ora mi sfugge, mi sa che farei come il cantautore Guccini. Una volta dal concessionario, al venditore di turno chiederei di provare il modello prescelto sedendomi dal lato passeggero, gustandomi a pieno la sua espressione perplessa ed interrogativa.
    Ciao a tutti, patentati e non. Soprattutto non….

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