Kick-Ass


A me Kick-Ass è piaciuto. Non ho letto il fumetto, e chi lo ha fatto storce il naso di fronte alle differenze. Le trasposizioni non sembrano mai abbastanza fedeli all’originale, oppure (come nel caso di Watchmen) vengono accusate di essere troppo fedeli; e io sono una di quelle che urlano allo scandalo o alla blasfemia, come di fronte agli elfi al Fosso di Helm (ma almeno non lo faccio in mezzo alla sala e ad alta voce come l’amico Enzio ^_^’)
Dicevo: a me Kick-Ass è piaciuto. Mi è piaciuta la storia, mi è piaciuta la violenza, mi sono piaciuti i personaggi. È un film “self confident”.
Di questo, alla fin fine, stiamo parlando. Di crederci, forza di volontà, identificazione. E della mancanza di ragionevolezza che serve per credere fino in fondo alle storie che ci si racconta.
Perché Dave è il primo ad ammetterlo: è una nullità, si limita ad esistere, ma si racconta la storiella che potrebbe cambiare le cose, diventare altro da sé. Ed eccolo comprare una ridicola muta verde e gialla, mettersi guanti e scarponi, e via, si auto proclama supereroe. E ci crede, cazzo se ci crede.
Ci crede fino in fondo, anche quando le prende.
Ci crede anche quando la sua prima, autoimposta missione, finisce con una coltellata in pancia e lui investito da un’auto.
Ci crede anche quando esce dall’ospedale dopo settimane.
Ci crede, oltre ogni limite di ragionevolezza. Tentenna solo dopo aver visto morire Big Daddy. E mi chiedo se anche nel fumetto, di fronte alla morte dell’altro (che è molto, molto meno eroica che su celluloide), Dave tentenni nella propria risolutezza. Ma ovviamente, almeno nel film, Dave ci crede così tanto che rimette il costume e accompagna Hit-Girl a finire quel che hanno cominciato.
Hit-Girl. Tipino carino. Chi non la vorrebbe a scuola con i propri figli o cuginetti? Piccola. Codini e l’aria innocente oppure parrucca viola e coltello a farfalla. Un tesoro. Il personaggio più forte e solido del film. Interpretazione dannatamente buona, e scelte di colonna sonora, ad accompagnare i suoi exploit, geniali: Banana Split per la prima apparizione in azione, Bad Reputation per l’attraversamento a suon di ammazzamenti di un lungo corridoio. Impagabile.
Il suo tenero papà, aka Big Daddy, è interpretato da un Nicholas Cage che, per la prima volta da millenni, sembra quasi decente.
Quasi.
Diciamocelo, quando Big Daddy sorride amorevole alla figlioletta sembra più un rictus schizoide che un sorriso d’amore! A me venivano i brividi. Uno può replicare che Big Daddy è sciroccato e il rictus ci sta. Non sono d’accordo. Le scene di coccolosa tenerezza tra padre e figlia sono quelle più disturbanti del film (e in questo funzionano) ma anche quelle peggio recitate da Cage. Non la vedo, in lui, la tenerezza. Vedo solo il rictus, lo sforzo dell’attore mono-espressione di tirarne fuori una nuova. Sforzo fallito. Le scene disturbano lo stesso, perché le parole affettuose contrastano con il fatto che stia spiegando alla figlia l’importanza, la ragionevolezza (ci risiamo), di provare a ricevere un colpo di pistola al petto; ma la tenerezza sulla sua faccia io non la vedo.
La ragionevolezza. Manca a tutti i personaggi principali, chi più e chi meno. Da quel che ho letto qua e là, è proprio Big Daddy quello che nella trasposizione ha ritrovato più ragionevolezza: in origine non si trattava di un ex-poliziotto in cerca di vendetta ma (cito testuali parole da questo confronto fumetto-film) di “un mentecatto che cresce la figlia come una killer ninja giusto perché era il suo sogno da sfigato”. Un grosso appiattimento, quindi. E un grosso rinsavimento, pur nella follia lucida di crescere una figlia per farne un’assassina.
Che poi, anche l’essere sfigati, è un grande tema di questa storia. Perché Dave è uno sfigato, come i suoi amici, come il Big Daddy originale e il suo sogno. Come Red Mist, che per quanto si atteggi e ci provi, non riesce a scrollarsi di dosso l’aura di sfigato solitario trattato come un bambino. Anche l’ultimo tentativo, nella scena finale, sembra l’ennesimo atteggiarsi vuoto. Un bamboccio sfigato, punto e basta.
Certo, c’è il “riscatto” di Dave, che alla fin fine qualcosa di buono lo fa. E si fa anche la ragazza. Ma è un addolcimento del film. Niente gnocca come premio finale per il Dave del fumetto.

E allora, è un buon film?
Io dico di sì. Cade quando cerca di darci il lieto fine, che no, non ci stava. Ci stavano le mazzate, non le scopate trash nel vicolo.
Ma si regge bene nel resto: la violenza, la caparbia immedesimazione di Dave – Kick-Ass, il “patetismo” di Red Mist, la monoliticità di Big Daddy e il contrasto tra la dolcezza delle parole e la durezza delle sue azioni.
Il MPPDM, alla fine del film, mi diceva che si aspettava che il povero Kick-Ass, entro la fine del film, migliorasse un po’. Che smettesse di prenderle, o imparasse a darle un po’ meglio. Lo ammetto, lo speravo anche io per lui. Di più: quando Kick-Ass viene pugnalato e poi investito ho seriamente pensato che doveva esserci qualcosa di sbagliato. Ok, è un imbecille, una nullità, però è pur sempre un supereroe! Non può venire investito da una cazzo di auto! Ma credo sia questo il bello del film. Aspettative, cementate da anni di eroi e eroine al limite del MarySue-ismo, che si frantumano.
E dall’eroe frantumato alla fine esce fuori anche un piccolo elogio dell’eroe, magari con poche (o nulle) qualità, ma quella testarda volontà di essere un eroe che lo fa andare avanti fino a fine storia.

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