Critica


Il Duca ha postato, dopo lunga e penosa tribolazione, i commenti ai 30 racconti “in concorso” e la raccolta dei summenzionati. Il verdetto finale è ancora in attesa, per maggiori info leggere il post.
Quello che conta, da un punto di vista egoistico, è quanto fa male quel che ha scritto della mia orrida storia.
Capiamoci: me lo aspettavo*, visto che è questo il concorso che “non rimpiangerò mai abbastanza” di cui parlavo qui. Come si diceva altrove, non ce n’è come inviare qualcosa per rendersi conto di quanto fa cagare e pentirsene. E infatti il racconto lo sto riscrivendo dal giorno dopo averlo inviato, schifata dal mio stesso sgorbio. Forse un po’ è migliorato, ma non ne sono convinta.
Eppure, per quanto fossi preparata, il commento ha fatto male. Peggio: ogni volta che lo rileggo, fa male. Non un pugno nello stomaco. Più la stretta al petto delle crisi allergiche.
Vorrei farci una battuta, ma non ha senso scriverla, perché, sorvolando sul tono del Duca (ché il Duca è il Duca, uno che non indora la pillola; e è giusto che le critiche facciano male, altrimenti son pompini, non critiche), il contenuto è giusto e sono la prima d’accordo: la tecnica è oscena! Da vergognarsi. E credo che alla fin fine, quella stretta al petto, sia quello: vergogna per il mio orrore blasfemo (TradeMark di GL).

E ora, un po’ di musica per tirarmi su il morale! E non è l’eterna e insostituibile “Blankest Year” col suo allegro “oh, fuck it, I’m gonna have a party”, visto che qui non ci sono party e affanculo ci posso spedire solo la vecchia versione del racconto e tutta la sua sciatteria.
Musica, maestro!

*uno potrebbe obbiettare: scusa, demente di una donna, ma se ti sei resa conto di quanto il racconto faceva cagare, perché non l’hai tolto dal concorso, visto che si poteva?
Risposta: ho preferito (da piccola masochista demente) farmi affettare il fegato dalla critica ma avere un parere serio, bastardo, indelicato e tecnico da uno che mi batte e molto come cagacazzismo tecnico. Me la sono cercata.
Ne è valsa la pena? Sì, ma cazzo che male!

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Un commento su “Critica

  1. Si dice che chi sbaglia il rigore è quello che comunque ha voluto batterlo.

    E ci vuole coraggio per battere un rigore (così come inviare un racconto ad un concorso durissimo con un giudice come Il Duca, a mio avviso). Figuriamoci poi ad essere supercritici verso sè stessi come sei tu. C'è solo da imparare.

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