Jasper Fforde: la creatività finisce nei finali


Di Jasper Fforde ho letto finora tre libri, i primi della serie che ha come protagonista e voce narrante Thursday Next: Il caso Jane Eyre, Persi in un buon libro, Il pozzo delle trame perdute.
Fforde ha una gran fantasia e la impiega a piene mani nel worldbuilding. L’ambientazione, infatti, è il vero, grande punto di forza dei tre romanzi: è un’ucronia con vari elementi fantastici e una spolverata di fantascienza, sempre virata sulla commedia.
Il primo romanzo è ambientato nel 1985, però: la Guerra di Crimea è ancora in corso; la protagonista ha partecipato alla Carica di Balaclava; l’Inghilterra, durante la Seconda Guerra Mondiale (che è finita ben dopo il ’45) è stata invasa e occupata dalla Germania; il Galles è una repubblica socialista; la clonazione è riuscita a riportare in vita i dodo (animali da compagnia), i Neanderthal (forza lavoro a basso costo) e i mammuth (grosse provviste di carne col difetto delle migrazioni stagionali); la gente viaggia in auto, dirigibile (medie distanze) e gravitube (da un lato all’altro del globo in una mezzoretta passando per il centro della terra); il viaggio nel tempo è possibile ed esiste una Cronoguardia (OPS12) per tenerlo sotto controllo; la Goliath Corporation (corporazione tentacolare e dispotica specializzata in armamenti) controlla l’Inghilterra.
Ma soprattutto: la letteratura è la passione di tutto il mondo. Tutti amano i libri, tutti vanno pazzi per i grandi classici, c’è gente (tanta, troppa!) che si fa cambiare il nome per avere quello del suo autore preferito, tanto che ormai dopo nome e cognome dell’autore c’è il numero progressivo.
Tanto amore per i libri implica un business, il che implica l’esistenza di crimini. Ecco perché tra le varie branche dell’OPS (Operazioni Speciali) c’è anche OPS27, la polizia letteraria. Che si occupa di manoscritti originali rubati, spaccio di versioni tarocche, finti originali spuntati dal nulla come per miracolo e quant’altro.
Thursday Next è un agente di OPS27 e nel primo romanzo viene incaricata di aiutare un’altra sezione di OPS a catturare Acheron Hades, uno dei criminali più ricercati d’Inghilterra. Hades ha rapito lo zio di Thursday, Mycroft, e rubato il Portale della Prosa inventato dallo zio, un oggetto che permette di entrare in un qualsiasi testo scritto. Con il Portale, Hades prima uccide un personaggio minore di un romanzo di Dickens, poi minaccia di uccidere Jane Eyre nel manoscritto originale, e quel che succede nel manoscritto originale accade anche in tutte le copie a stampa.
Ora, il vero delirio creativo di Fforde scoppia col secondo romanzo. L’idea di poter entrare nei libri è troppo bella per buttarla via dopo il primo volume, no? E allora, ecco che Fforde si tiene aperta una porta nel primo libro: Next da piccola era entrata in Jane Eyre ma senza un ammennicolo tecnologico. Era successo durante una visita alla casa museo delle sorelle Brönte, quando una signora aveva letto ad alta voce per lei un passo del manoscritto originale e la piccola Thursday era entrata nella scena e l’aveva modificata leggermente.
Ora, dal secondo romanzo in poi, Thursday scopre che può attivamente entrare nei libri, senza Portale della Prosa. Tra l’altro lo zio ha portato via il Portale insieme a tutte le proprie invenzioni quando si è trasferito nei romanzi di Sherlock Holmes: mai sentito nominare l’ancor più geniale fratello Mycroft Holmes? Beh, è lui!
Ora, l’idea dell’entrare nei libri era già un’idea sfiziosa, ma Fforde non si accontenta e espande il concetto. I libri non esistono solo con le parole che noi conosciamo: ogni volta che un personaggio non è presente sulla pagina, lì c’è spazio per la sua vita privata. Di più: c’è un luogo, la Grande Biblioteca, che riunisce tutta la letteratura inglese in un edificio a più piani, uno per ogni lettera dell’alfabeto. E sottoterra ci sono quello che ancora non è letteratura e chi la letteratura la fa, riuniti nel Pozzo delle Trame Perdute. (Tra l’altro, viene detto chiaramente che anche le altre lingue potrebbero avere una loro Grande Biblioteca, ma nessuno di quella inglese ha mai provato a cercare le altre)
A vegliare su tutto c’è GiurisFiction, la polizia letteraria dei e nei libri, con membri letterari (Godot, Miss Havisham, John Falstaff, il re Pellinore, Ichabold Crane, Benedict e Beatrice da Molto rumore per nulla), membri da pseudobiblia (l’esploratore Bradshaw, l’imperatore Zhark, il donnaiolo Vernham Deane, gli investigatori privati Perkins e Snell) e membri Esterni, ovvero umani come Thursday.
L’idea della Grande Biblioteca e del Pozzo, con lo spassoso codazzo delle figure necessarie alla scrittura di un libro (stana ripetizioni, tappabuchi, grammaioli, ecc.), varrebbe da sola il prezzo di un volume.

Quanto alla trame, si tratta di investigazioni all’acqua di rose, che virano molto nella commedia e nel gioco spassoso delle citazioni letterarie e nel gioco ucronico (tipo che i francesi hanno sradicato dal tempo il duca di Wellington, cambiando il corso delle guerre Napoleoniche, o il fatto che qualcuno ha fatto sparire un certo Winston Churchill dalla storia inglese).
Nel primo volume c’è la caccia ad Hades.
Nel secondo Thursday cerca di capire: chi sta cercando di ucciderla manipolando l’indice di probabilità attorno a lei per causare bizzarri incidenti letali; cosa sta per causare la fine del mondo; come levarsi dai calli la Goliath.
Nel terzo romanzo, oltre a dover affrontare un complotto interno al Pozzo, Thursday lotta per mantenere il ricordo del marito sradicato dal tempo dalla Cronoguardia corrotta e tenere insieme il romanzo in cui si è rifugiata.
Il problema delle trame di Fforde sono i finali, semplicistici e deludenti a voler essere gentili, e lo dice una che questi romanzi li ha apprezzati molto.
Il primo libro finisce con un patetico volemose bbene, così patetico che non si può evitare di pensare sia una presa in giro!
Nel secondo c’è Thursday che, al colmo della coglionaggine, fa quello per cui la Goliath l’ha ricattata, e si aspetta pure che la corporation rispetti il patto. WTF!? Ma quanto sei ingenua, Next, per essere un veterano di guerra e un agente di polizia con anni di esperienza? Era ovvio che non avrebbero rispettato la loro parte di patto! E quando Next è lì che affonda nella merda, ecco che dall’esterno arriva la cavalleria e la porta via, in pratica un piccolo deus ex machina. Da lì si va al finale vero e proprio in cui, ancora una volta, Next viene salvata da morte certa da un intervento esterno. Wow. Quantomeno la fuga nel Pozzo è una sua scelta…
Il terzo romanzo, invece, finisce con la madre di tutti i deus ex machina. Letteralmente. Che ci sta, per come è concepita e costruita la trama, ma fa comunque pena.

Ora non mi resta che leggere C’è del marcio e aspettare che arrivino in Italia anche gli ultimi due (First among sequels e One of our Thursdays is missing). Ma c’è tempo.

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3 commenti su “Jasper Fforde: la creatività finisce nei finali

  1. Sai che mi hai fatto venire la voglia di leggerli? A dispetto dei finali mosci 😉
    Non conoscevo questo autore, ma quello che hai scritto è stuzzicante. Merci: metto in lista… Cavolo, l'ordine su Amazon.it sta assumendo proporzioni elefantiache ò__ò

    PS: come procede il progetto del SB?

  2. Il "problema" dei romanzi di Fforde è proprio che sono belli a dispetto dei finali mosci, pensa se i finali fossero da urlo! 🙂
    Buon giga-ordine di libri! ^_^ Spero ti piacciano, io li ho adorati ma è sempre questione di gusti, alla fin fine 😉
    Il progetto del SB credo proceda bene, io ho revisionato la mia parte e l'ho inviata, e ovviamente vorrei ri-revisionarla altre centomila volte! 🙂

    A te, buon lavoro per le varie storie, mi piace fare la piccola lurker sul tuo blog e leggere dell' "eternal struggle" con i tuoi personaggi e le tue storie 🙂 Fa piacere sapere di non essere l'unica a litigare coi propri "figli" 😛

  3. Pingback: Fanfiction doppia | Space of entropy

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