I Grandi Quesiti della Vita: Perché la gente scrive?


Se ne sta parlando un po’, su alcuni dei blog che seguo da qualche tempo (colpa del Survival Blog, che mi ha fatto conosce elgraeco, Alex e Davide), e più ci penso più mi trovo d’accordo, in parte, con tutti, e in disaccordo, in parte, con alcuni.

Sono d’accordo sul lato onanistico, egoistico e personale della scrittura. Io scrivo perché mi piace, punto.

Sono in accordo parziale sul leggere. Io leggo, se sono in periodo “sì” divoro narrativa come un Giallo divorerebbe un umano dopo settimane a stecchetto; poi ho i momenti “no” e digiuno. E sto diventando schizzinosa, quello sì. Forse perché sto affinando il senso critico non solo verso quel che scrivo, ma anche verso quel che leggo. Forse perché ho imparato a dare un nome e un volto a quel che mi dà fastidio in certa narrativa. E allora leggo meno, a volte anche con meno soddisfazione di un tempo, quando divoravo tutto come il Giallo summenzionato. Però, capire o assorbire lo stile altrui attraverso la lettura… no, io leggo, punto. Lo stile in qualche maniera mi sfugge sempre. Ho provato, qualche volta, a leggere brani altrui che mi parevano molto riusciti, alla ricerca del perché della riuscita: un fallimento. Quindi, scrivo come mi viene, e poi riscrivo, cancello, riscrivo, smonto e rimonto, porcono, abbandono al suo destino per mesi, rismonto e ricostruisco. Ma sempre a modo mio. Sì, è una sfida tra me e me, punto.

Riguardo agli idoli… tutto è perfettibile, io come il resto del mondo. Nessun idolo, solo autori che mi piacciono ma che, come detto, non provo a imitare perché non è quello lo spirito e poi non ci riuscirei neanche provando.

Concordo solo in parte con la questione del pubblico: ok, scrivere è comunicare, come dicevo un po’ di tempo fa, e solo attraverso il confronto col pubblico si può avere evoluzione e crescita. E scrivere è avere la presunzione che un qualche pubblico vorrà leggerci, Davide su questo ha più che ragione. Il solo fatto che uno scriva implica necessariamente che vorrà farsi leggere, prima o poi.
Solo che il mio è un “poi” ancora mooooolto lontano, un confronto procrastinato (che belli, i paroloni!). Le uniche cose che do in pasto al pubblico sono su questi entropici lidi, peraltro molto poco frequentati; le altre sono tutte chiuse nel mio computer, in attesa di esserne un po’ meno schifata. E sì, è questione di carattere dare in pasto al pubblico i propri scritti, ma anche sapere, prima della condivisione, quanto di ciò che si ha scritto è decente: e infatti io cerco di tenere a casa tutto quello che non è ancora pronto. Con una grande eccezione che non rimpiangerò mai abbastanza: un concorso.

E qui, sui concorsi, altri accordi parziali. È vero che i concorsi limitano (e io detesto le limitazioni), però a volte i limiti diventano sfide, e anche se il risultato finale fa cagare è una soddisfazione aver accettato la sfida. Ed è vero che con un concorso si ricevono pareri e visibilità; però a volte i pareri sono solo leccate di culo inutili o sparate insensate (tipo che ho ripetuto troppe volte la stessa parola, per la quale però non esistono sinonimi: che cazzo dovrei fare? Inventarmeli, i sinonimi?), mentre io della visibilità fino ad ora non me ne facevo un beneamato, visto che “esistevo” solo qui. Oggi potrei volerne un briciolo solo per la questione SB, senza sapere realmente cosa farmene…

E poi ci sono i manuali. Mai provato a leggerne. Perché? Boh. Ne ho recuperato qualcuno in formato digitale, e mi sono ripromessa di leggerli. Ma il tempo scarseggia e le cose da leggere aumentano sempre, chissà come mai.

E poi c’è la questione qualità e il partire dando per scontato che si scriverà qualcosa di orrendo o al meglio mediocre: un punto di partenza che ti dovrebbe mozzare le gambe prima ancora della corsa. Questione di “falsa percezione dello schifo incombente”, come dice Hell, che a volte si confonde con la “Vocina” del “censore interno”, come dice Davide.
Io li chiamo problemi di comunicazione tra i mie neuroni, perché, come commentavo a casa di Hell, se quel che scrivo mi piace vuol dire che è fallato oltre misura, mentre se mi fa schifo c’è qualcosa di ancora salvabile. Quindi io parto con basse aspettative perché conscia dei miei limiti (e perché per carattere sono insicura), ma la sfida personale è risalire, da quelle basse aspettative, più in alto che si può.

Quindi, risposta al grande quesito: boh, io mica l’ho capito. Però non smetto. Magari, continuando, avrò una rivelazione in merito, anche se non credo nelle rivelazioni mistiche.

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3 commenti su “I Grandi Quesiti della Vita: Perché la gente scrive?

  1. Proposta:
    Senti, ma… perché non provi a mettere qualche tuo scritto qui sul blog? 🙂

    Io la pensavo più o meno come te, però ho capito che i lettori e i loro pareri (non proprio tutti, ma alcuni sì) servono.
    Faccio un esempio stupido. Ho una storia in testa, bella e completa. La scrivo, mi sembra perfetta.
    Poi la faccio leggere a un'amica e questa mi dice che è appena abbozzata. Voglio dire, a volte l'idea perfetta si può migliorare, a partire dalla percezione altrui, che è la controparte del tuo messaggio scritto. Senza quella, la scrittura non ha senso.

    E poi, invialo 'sto SB! 😉

  2. Percé non metto scritti qui sul blog? Perché non c'è nulla di decente e pronto 🙂 visto che sono un'eterna riscrittrice indecisa e insicura. Arie da parte, ho solo due cose "pronte" e forse un giorno le pubblicherò qua sopra, tanto sono anche corte (500 parole l'una!). Il resto è informe, in riscrittura e soprattutto non finito (e visto che io non sono Michelangelo, non è un valore aggiunto).
    La questione è sentirsi pronti, per sto benedetto confronto, e non so se lo sono ancora. Forse tra un po',a furia di pensarci…
    Poi potrei anche obbiettare che un debutto in società si fa a 18 anni e che le creature in oggetto ne hanno molti meno, ma temo si sentirebbe stridio di unghie sul vetro ^_^'

    Il SB lo invierò tra qualche giorno, lo lascio decantare ancora un po' prima di riguardarlo un'ultima volta e inviarlo.
    E, ovviamente, pentirmene a tempo zero 😛

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