“Sopdet” di Lara Manni


Questo sarà un parere di parte: stimo l’autrice, ci ho scambiato stupidaggini su Facebook, frequento il suo blog, mi piace come scrive romanzi e come confeziona post legati alla vicenda. Se non sembrerò obbiettiva, la ragione ce l’avete.
Il libro usciva l’11, l’ho comprato il 10, l’ho finito nei primi minuti del 12, perché prima di uscire per andare al cinema ero arrivata alla seconda pagina dell’epilogo, e come fai a dormire tranquillo se ti manca una manciata di pagine per finire un libro?
Di che parla? Qui la versione dell’autrice. Qui i primi capitoli (che comprendono una specie di riassunto di Esbat).
La mia versione è che è la storia di un viaggio tra tempi diversi e di una “partita a scacchi”. Da un lato, il demone Yobai vuole uccidere Ivy, che per lui è una minaccia; dall’altra parte, lo youkai Hyoutsuki si ritrova a proteggere indirettamente quella stessa ragazza, per la semplice ragione che se lei muore, morirà anche lui. E in mezzo, pedina attorno a cui in realtà ruota tutto, Adelina, classe 1900. Ma il motore di tutto, quello vero, quello che detta regole e tempi (1915; 1943; 1977; 2007) della partita tra i due demoni, è una Dea, Axieros, ridente e crudele e contraddittoria. Tutto sotto la luce di Sopdet, la stella Sirio.
Di carne al fuoco ce n’è molta. Il risultato mi è piaciuto, e anche molto.
Mi è piaciuto a pelle e perché è una bella vicenda in cui fantastico e Storia con la maiuscola si incontrano e fondono con armonia.
Perché è ambientato in Italia e fa piacere di per sè.
Perché è una storia che può farsi leggere anche senza aver letto Esbat, il che è un pregio (ma tanto io Esbat l’avevo divorato quest’estate).
Perché la Storia non è solo sfondo, ma è parte integrante e motore delle vicende.
Perché è un romanzo che rivela di avere alle spalle pianificazione, documentazione, pensiero creativo e organizzato: non è una cosa da dare per scontata e, più importante, si nota anche senza aver visitato il blog della Manni.
Perché è una storia di donne, anche se in teoria dovrebbero esserne protagonisti due maschi, Hyoutsuki e Yobai. E sono donne complicate, complesse, sfaccettate, che lottano, soccombono, amano, sbagliano, fuggono dalla morte o le vanno incontro con coraggio. Donne molto vere.
Perché i personaggi sanno essere credibili nei loro momenti buoni e in quelli di demenza, anzi, è proprio la stupidità di certe azioni che aggiunge credibilità al romanzo.
Perché gli elementi della vicenda, i quattro piani temporali si incastrano senza vacillare.
A rovinare un filo il piacere, gli errori tipografici qua e là, mannaggia a Fazi! Si va dalla punteggiatura smarrita, alle virgolette nel punto sbagliato, a un punto in cui non ho capito se sono di fronte a una parola ripetuta o alla mancanza di punteggiatura. Il senso rimane: mannaggia a Fazi, potevano sbattersi di più!
Altra cosa che non mi è piaciuta molto è il finale. Non perché sia un finale buonista, o scontato o simili. Semplicemente, ancora una volta, ho la sensazione che Ivy abbia agito (e in questo è credibile) come la ragazzina adolescente che poi è. Perché Ivy può dirsi che è cresciuta e che non è più quella di una volta, ma in fondo in fondo è ancora un’adolescente egoista e cieca.
Quindi è un finale credibile, giusto dal punto di vista di Ivy, ma così ingiusto e egoistico e cieco nei confronti di tutto il resto del mondo, di tutti quelli che hanno lottato e sudato sangue per pararle le chiappe, nel presente e nel passato. Come dice Vittoria: “Un talento del genere in mano a un’adolescente senza cervello”. Sono indecisa: è un pregio o un difetto della storia?
Forse, come riflettevano Yami e Aislinn in questo post, a volte si deve fare quello che è giusto nella mente del singolo personaggio, perché altrimenti si tradirebbe la storia. Quindi la quartultima parola del romanzo è giusta. Ma fa male e rabbia lo stesso.

[Edit]:
Due altre considerazioni.
1) il POV. Non è fisso nella testa di qualcuno, ma scivola, piuttosto liberamente, da un personaggio all’altro, in certe scene. O forse sono io che di POV non capisco una ceppa. Però non mi ha dato fastidio. E allora: perché L’acchiapparatti a tratti lo avrei lanciato fuori dalla finestra, mentre Sopdet l’ho adorato?
2) è scritto al presente. E mentre quest’estate avevo trovato fastidioso Esbat per la scelta della narrazione al presente, ora il presente lo trovo perfetto. Forse perché sono io, come scribacchina delle balle, che sto trovando comodo il presente, e il passato remoto sempre più stretto addosso?

Annunci

5 commenti su ““Sopdet” di Lara Manni

  1. Nulla da dire su Sopdet, perché non lo conosco.
    Però, trovo la tua ultima considerazione interessante: quanto può essere bello, dal punto di vista narrativo, il tempo presente?

    Io lo prediligo.
    Tutti noi survivalisti l'abbiamo usato. Io l'ho fatto anche quando era chiaro mi stessi riferendo a eventi passati.
    E allora?
    Io dico che funziona. Trasmette immagini meglio di tutti gli altri, il presente. O no?

  2. Sto aspettando Sopdet con ansia e quello che hai scritto mi ha resa ancora più smaniosa. Accidenti, non vedo l'ora che arrivi su Amazon.it, dove ho un ordine bello pronto, che aspetta solo quest'ultimo romanzo per essere completo davvero.
    Quell'accenno alla quartultima parola mi roderà finché non avrò letto il romanzo. Grazie ^^

    Quanto al presente: quando ho letto Esbat, è stato un ostacolo, per me. Non riuscivo proprio ad abituarmici, anche se il romanzo mi è piaciuto molto. Poi ho letto altre storie, anche amatoriali, scritte al presente… e ho cominciato a farci l'abitudine. A leggerlo non mi crea quasi più problemi. A scriverlo, sì. Per scrivere continuo a preferire il passato remoto 🙂

  3. @ elgraeco: comincio  prediligerlo da poco, il presente. Credo che sia un innamoramento di quelli che partono lenti e poi si infiammano, comincio a trovarlo dannatamente efficace, mentre il passato è quasi soffocante, mi sento goffa, dopo decenni di passato remoto!
    Sì, molti survivalisti hanno scelto il presente. E sono d'accordo, riesce ad essere molto diretto e efficace, funziona bene! Quindi ben venga il presente, se me lo sento meglio addosso! 😉

    @ Yami: è mooolto bellino! L'ho divorato e il finale è grandioso! Scusa per l'accenno che ti farà rodere 😦   Resisti, se puoi! 🙂
    Anche a me è servito un po' di tempo per abituarmi al presente…

    Credo che il senso, alla fine, sia che uno, quando scrive, deve trovarsi comodo: che sia al presente o al passato, se non ti piace il tempo che hai scelto si sentirà nella storia. Quindi è giusto che ognuno faccia le proprie scelte, e se magari le fa con consapevolezza hanno anche un valore aggiunto 😉

  4. Pingback: Top Five: i cinque libri fantasy che avrei voluto scrivere | Space of entropy

  5. Pingback: Fanfiction doppia | Space of entropy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...