“L’acchiapparatti” di Francesco Barbi


Su L’acchiapparatti di Barbi ho letto pareri discordanti. Da un lato Gamberetta che dava uno stivale alla vecchia versione, dall’altro Okamis (il cui blog è appena defunto per scelta) che lo aveva adorato nella vecchia versione e nella nuova. L’autore nei commenti su Gamberi Fantasy si era dimostrato persone educata e aperta alle critiche.
Per sicurezza, prima di spendere soldi, mi ero letta le prime pagine a sbafo in libreria: piacevoli e invitanti, sembravano esserci le premesse per una buona lettura.
Ora però, se mi chiedessero se L’acchiapparatti è o no un bel libro, non saprei rispondere.
È bellissimo? No.
È orrendo? No.
È medio? Neanche.
È altalenante, quello sì. Parte lento ma promettente, prende un po’ di ritmo, rallenta di nuovo, riprende ritmo per lo sprint finale, tanto che le ultime 120 pagine le ho divorate in una notte.
Quindi che dire?
Che la storia non è male ma a volte è troppo lenta.
Che i personaggi sono caratterizzati piuttosto bene, il cliché è solo sfiorato un paio di volte.
Che la tensione in certi punti è talmente bassa da non farti venir voglia di andare avanti, in altri perfetta.
Che il lessico a volte non è il top, in particolare “squinternato” è una parola che ormai odio, ma proprio tanto, mi vengono i nervi solo a scriverla! È ripetuta molte, troppe volte, quasi che dare a Zaccaria del matto, pazzo, fuori di testa, rincoglionito, sbarellato, fuso, scemo, squilibrato, picchiatello, pazzoide potesse risultare troppo forte o scorretto. Peccato che la parola con la s ha finito col rompere le palle, punto, e se la rileggo prima che sia passato un mese, mi viene un attacco isterico.
Che la storia di Ar-Gular e dei suoi geniali esperimenti è carina, ma da un certo punto in poi non ci ho più capito un beneamato c e sono andata avanti lo stesso perché ne avevo le palle piene. Lato positivo: almeno non è spiegata in un enorme infodump, ma è pesante lo stesso, e non è una spiegazione limpida.
Che la gestione del POV (Point of View, per i non addetti ai lavori: lunghe e manualistiche delucidazioni qui) mi ha fatto schifo, eppure Barbi stesso dice:

ho poi cercato di conferire rigore all’uso del punto di vista

[Se questo è il POV più rigoroso, Cthulhu mi aiuti!]
Che ci sono delle incongruenze. Minime, ok, ma mi hanno fatto tornare indietro a cercare se per caso mi stessi sbagliando, e tornare indietro anche di 170 pagine per confermare una sensazione non aiuta a immergersi in una storia già altalenante.
In conclusione: poteva essere meglio. Lo stivale di gomma ci sta tutto, anche nella seconda versione!

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