Survival Blog – Post Mortem (ovvero bilancio del Survival Blog)


La mia alter ego è morta, tempo di bilanci. Lo hanno già fatto altri survival blogger, e altri lo faranno, quindi ecco il mio piccolo contributo in punti.
1) PARTECIPAZIONE: visto il breve post a tema di Zwei, mi sono incuriosita, sono andata a vedere da dove venisse l’idea e me ne sono innamorata. Motivo? L’angoscia che il post di ambientazione ha saputo comunicarmi, la sensazione che qualcosa del genere potrebbe accadere e con modalità non poi così diverse. Quindi, visto che amo le seghe mentali a tema “E se…?”, non ci ho dormito la notte. Ore a immaginare me stessa, il luogo migliore per sopravvivere tra quelli a me noti, cosa portarmi e quant’altro.
Il che mi porta al punto successivo:
2) VEROSIMIGLIANZA: il tempo per documentarsi era poco e, ammettiamolo, non so neanche se e quanto avrei saputo gestire conoscenze non mie raccattate in fretta e furia. Così ho scelto l’aderenza al reale, per quanto possibile. Quella che ho raccontato potrei essere io, con qualche aggiustamento tecnico dovuto alla situazione contingente (tipo una spanna di pelo sullo stomaco in più…). Dove io e lei differiamo di più è nell’uso delle armi, ma ho cercato di dare una spiegazione plausibile alla cosa.
Il discorso generale implica che, sì, avete capito bene, anche io guido da schifo. Sarà per questo che non guido.
3) LUOGHI: all’85% reali, con piccole modifiche di fantasia. La casa col bunker nel giardino esiste (ma il bunker al massimo è 2x2x2m), così come la Caserma Babini (carristi), a un tiro di schioppo dall’Aeroporto Militare di Cameri, così come le centrali idroelettriche dell’Est Sesia coi loro sgrigliatori e il blocco causa materiale estraneo, perché panta rei ma non con una griglia. La seconda tana è la cosa più irreale, anche se si trova in un luogo vero, il cimitero di Fara Novarese. La vista è veramente uno spettacolo, si capisce perché ai Longobardi il posto era piaciuto. E ci sono effettivamente quel Pantocrator con i Quattro Viventi, quel cavaliere a caccia col falcone, un cesso pubblico (in condizioni migliori, per fortuna!), la scalinata ripida, il cortile in cui lei ha scavato le tombe. La tana, invece, non c’è, ma basterebbe un po’ di follia e creatività… La geografia interna di Fara è un po’ più complessa di come l’ho raccontata; quanto a Novara, non è ancora come l’ho descritta e il Viale Curtatone, per ora, al massimo è presidiato dalle donnine, non da contractors e carri armati.
4) PERSONE: quasi tutte inventate, le eccezioni sono i membri della famiglia che ho nominato. Non ho trascinato gli amici in questo scenario, né il MPPDM (che ne sarà lieto, vedi punto 14). Il perché: non volevo che io e lei coincidessimo troppo, volevo darle la possibilità di avere le proprie idiosincrasie e il proprio carattere. Tentativo semi-abbandonato in corsa.
5) ORGANIZZAZIONE: caotica.
L’idea di Alex era di un post a settimana nel week-end.
Io ho scelto “un post ogni volta che ha senso nella storia”. Verosimiglianza, ancora una volta. E il gioco di incastrare vita del 2015-2016 e vita reale (una decina di giorni in montagna, dove c’è solo uno sputo di GSM sul balcone innevato). E la logorrea: già così ho fatto alcuni post chilometrici, figurarsi a condensare tutto in un post la settimana.
Non proprio lo stesso approccio di organizzatissimi come Davide Mana (a cui invidio molto la capacità di autodisciplinarsi e tirar fuori un personaggio come la Faina).
6) QUANDO SCRIVERE: quando c’era la voglia o la necessità, un misto di scrittura a comando e di getto. Fogli volanti, fogli di quadernone, Word, biro rossa e blu, prima di andare a dormire, aspettando che il pranzo fosse pronto, ignorando lo studio.
7) COME SCRIVERE (ovvero STILE): per i primi post ho cercato di costringermi a una scrittura asciutta e “minimale”, funzionale e coerente con l’ambientazione. Poi le cose da dire sono aumentate, la calma apparente e i momenti morti nella sua vita pure, quindi ho allentato il controllo. E con End of the Road sono arrivata a 3295 parole (già sfrondate col machete).
8) TRAMA: è nata da sola. Dall’ambientazione generale è uscita la prima tana, che ha generato il gruppo di sopravvissuti e gli eventi della centrale, che hanno generato la voglia di partenza per la seconda tana, che a sua volta era una delle ipotesi vagliate per la prima tana.
Quanto al finale, non potevo immaginarmi un lieto fine. E l’unico modo per scrivere il proprio unhappy ending era il contagio. Gloutchov invece l’ha filmato, l’unhappy ending: l’unico altro modo che immagino si possa trovare per raccontare da soli la propria fine.
9) TITOLI: ecco, questo è forse l’unico elemento stabile dall’inizio alla fine. Ogni post una canzone metal (spesso death o black, ma con aperture varie) il cui titolo potesse avere attinenza con il contenuto del post. Quasi sempre prima è nato il post, poi la ricerca del titolo. In un paio di casi è stato il contrario, sapevo di avere un titolo perfetto e cercavo cosa dire. Altre canzoni sono entrate a far parte delle varie colonne sonore, perché ci stavano bene, perché storia inventata e passione musicale facevano click troppo bene.
Avevo un elenco. Sono rimasti fuori 62 titoli, uno più survivalista dell’altro. Forse ci farò un post.
10) MULTIMEDIA: poco, più che altro video musicali di youtube. Nessuna ragione particolare per la ridotta multimedialità. Solo un “perché sì”. Mica tutti trovano immagini straficherrime come quelle del Signor Hell, o “minimali” ma azzeccate come quelle della Faina, o quelle della Milano apocalittica di Cristina Riccione!
11) RIFLESSIONI: l’ho postata a suo tempo su faccia libro, la ri-esterno qui: ma com’è che tutte le voci femminili attive del Survival Blog hanno preso la strada dell’infezione, tra l’altro ognuna a modo proprio, manco ci si fosse accordate prima? Io, Aurora e Silvia abbiamo raccontato (stanno raccontando) l’infezione dall’interno; Yami racconta l’infezione del proprio compagno. Perché? Boh, ipotesi molte, zero certezze.
12) PICCOLA CLASSIFICA PERSONALE: ognuno ha le sue preferenze. In cima alla mia Top 4 c’è Hell (complesso e avvincente per i tre piani temporali; romantico, folle e introspettivo al punto giusto; miriadi di dettagli a formare un credibile scenario inglese). Seguono Faina Solitaria (cinematografico, avvincente, d’azione senza essere sopra le righe, finale musicale poetico che mi ha commossa non so bene perché) e The Swordman (il più militare e “politico” dei SB, ma nel migliore dei sensi possibili; quello che non ha mai chinato la testa e ha sempre tenuta viva la speranza: l’happy ending che non ho saputo concedermi, credo). Al quarto posto il creatore di tutto sto bailamme ovvero Alex (bel blog, ottimo il lavoro parallelo di Cristina e quello di raccolta-coordinamento risorse su Facebook; immane la fatica che lo attende adesso). Gli altri SB li ho seguiti in maniera altalenante (alcuni letti tutti, altri persi per strada senza un perché). E questo mi porta al prossimo punto:
13) IL FUTURO: il gioco si è allargato al punto che bisogna farne qualcosa di più. Un e-book, si è detto. Di più: perché non fare anche una versione cartacea, magari più selezionata e ridotta? E quindi eccoci con Cyberluke che crea meravigliose proposte di copertina per la versione cartacea del SB, e tutti che già se lo stanno immaginando, il libro, e che non vedono l’ora.
Io? Io non sto nella pelle e sorrido come una bambina alla sola idea!
14) RINGRAZIAMENTI: a chi ha avuto l’idea, a chi l’ha diffusa, a chi ha contribuito, a chi ha avuto grandi idee, a chi ha letto e commentato e ai lurker, a chi mi ha ispirato e a chi ha tratto ispirazione. E al MPPDM, che non solo ha composto il testo di Yellow Santa e la sta musicando, ma si è letto il SB nonostante la cosa lo angosciasse molto. Che può volere di più dalla vita una survival blogger?

[Colonna sonora: Post Mortem by Slayer
Lily by Kate Bush (tutta colpa di giuda che l’ha citata, e ora l’ho già sentita una sessantina di volte!)
Tonight We Fly by The Divine Comedy (tutta colpa della Faina)]

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11 commenti su “Survival Blog – Post Mortem (ovvero bilancio del Survival Blog)

  1. Adoro questi articoli svela-retroscena. Sono sempre stuzzicanti! E personalissimi, il ché non guasta mai.
    Io… o meglio, il Signor Hell non può fare altro che ringraziarti e darti appuntamento al suo ultimo capitolo, stanotte o domattina, augurandosi che ti piaccia…

    Per il resto, perché non passi dal mio blog? Ho quel regalino per te… 😉

  2. Attenderò il finale, anche se vorrà dire dare l'addio a un'altra bella fetta del Survival Blog.

    Grazie, bellissimo premio! L'ho già inserito e dovrebbe funzionare, sperando di non aver fatto cazzate =_=
    Ancora grazie! 🙂

  3. Uhm, io non lo vedo… Mi sa che devi salvare e poi caricare l'immagine sul tuo blog. Perché nel mio sono protette per non farmi fregare la banda del sito. 

    Figurati! Sono felice che ti piaccia! 🙂

  4. Buona idea quella di concedersi uno spazio di riflessione o di backstage per il proprio conbtributo al SB. E' sempre emozionante vedere come nascono le idee, amplia di molto la conoscenza reciproca.
    Alex ci ha fatto un regalo pazzesco con questa iniziativa e devo dire che non ho ancora colto tutte le implicazioni dell'esperimento. Aggregazione, progetti derivati, il concentrare il tutto per il cartaceo o per il digitale… non credo finisca lì.
    E' stato gettato un seme, giallo, in un terreno più fertile del previsto. Quando spunteranno le piantine ci sarà da stare molto attenti.

    Angelo Benuzzi

    p.s. grazie per la citazione, il 'mio' SB è effettivamente molto militare ma il risvolto politico non l'hanno capito proprio tutti.

  5. Buona idea quella di concedersi uno spazio di riflessione o di backstage per il proprio conbtributo al SB. E' sempre emozionante vedere come nascono le idee, amplia di molto la conoscenza reciproca.
    Alex ci ha fatto un regalo pazzesco con questa iniziativa e devo dire che non ho ancora colto tutte le implicazioni dell'esperimento. Aggregazione, progetti derivati, il concentrare il tutto per il cartaceo o per il digitale… non credo finisca lì.
    E' stato gettato un seme, giallo, in un terreno più fertile del previsto. Quando spunteranno le piantine ci sarà da stare molto attenti.

    Angelo Benuzzi

    p.s. grazie per la citazione, il 'mio' SB è effettivamente molto militare ma il risvolto politico non l'hanno capito proprio tutti.

  6. @ No'Akei: ho scoperto che hai un survival blog da questo tuo commento 🙂 Non era una esclusione volontaria.

    @ Ganluca-Redrum: grazie, sto finendo di leggere il tuo SB, era uno di quelli che avevo (colpevolmente) seguito poco. Interessante il delirio di allucinazioni e violenza! ^_^

    @ Angelo: anche a me piaciono molto i backstage, concordo in pieno sull'emozione e il senso di condivisione che danno.
    Concordo su Alex e il seme giallo, chissà che frutti ci darà! 🙂 
    Il lato politico del tuo blog è una delle cose che lo hanno reso forte e bello da leggere. Era un ulteriore elemento di speranza, per me, il fatto che qualcuno potesse pensare di rimanere attaccato a certi valori anche in mezzo alla follia della pandemia. E che non lo facesse solo a parole, ma anche con convinzione. Ecco, la convinzione spiccava, insieme al senso di responsabilità. Senza quelli il risvolto politico sarebbe stato solo una maschera come tante, non un elemento di pregio della tua storia.

  7. @ No'Akei: ho scoperto che hai un survival blog da questo tuo commento 🙂 Non era una esclusione volontaria.

    @ Ganluca-Redrum: grazie, sto finendo di leggere il tuo SB, era uno di quelli che avevo (colpevolmente) seguito poco. Interessante il delirio di allucinazioni e violenza! ^_^

    @ Angelo: anche a me piaciono molto i backstage, concordo in pieno sull'emozione e il senso di condivisione che danno.
    Concordo su Alex e il seme giallo, chissà che frutti ci darà! 🙂 
    Il lato politico del tuo blog è una delle cose che lo hanno reso forte e bello da leggere. Era un ulteriore elemento di speranza, per me, il fatto che qualcuno potesse pensare di rimanere attaccato a certi valori anche in mezzo alla follia della pandemia. E che non lo facesse solo a parole, ma anche con convinzione. Ecco, la convinzione spiccava, insieme al senso di responsabilità. Senza quelli il risvolto politico sarebbe stato solo una maschera come tante, non un elemento di pregio della tua storia.

  8. Pingback: 62 spunti per il delirio passato | Space of entropy

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