Survival Blog – Dead Memories


Stanotte ho sognato. Un sogno lungo, come non ne facevo da anni. Un po’ sogno, un po’ ricordi.
Mi sono svegliata che piangevo e tremavo di freddo.
Oggi sarebbe stato il compleanno di mia madre.
 
L’ho vista l’ultima volta a agosto 2013. Poi è partita per andare in Svizzera, da una delle mie zie.
 
L’ultima volta che le ho parlato le ho detto di fare la brava e divertirsi. Il suo cellulare si è spento il giorno dopo.
 
L’ultima volta che ho visto i miei nonni e la parte di famiglia in Lombardia è stata due settimane prima.
L’ultima volta che li ho sentiti era settembre 2013, via mail. Nove persone asserragliate in casa dei nonni, in campagna. Le doppiette del nonno, la pistola del marito di mia cugina e poco altro armamento. Mia cugina si stava lasciando morire dopo che suo figlio di 10 anni, aggredito a luglio da un compagno di giochi infetto, era stato portato chissà dove a morire in isolamento.
 
L’ultima volta che ho visto i miei vicini di casa era metà ottobre ‘13. Prima se ne sono andati quelli del mio piano. Poi un mattina quello del piano terra ha litigato con la compagna.
È iniziata sulle scale, poi lui l’ha trascinata in casa sbattendo la porta. Lei ha urlato a lungo mentre moriva. La manciata di secondi più lunga del mondo. Lui ha cercato di uscire di casa, ma doveva essere molto stranito da tutto quanto, perché non è riuscito ad aprire la porta. Si è lanciato fuori dalla finestra della camera da letto. Piano rialzato. Zanzariere fisse. Si è spaccato la testa sulla recinzione. Qualche vicino deve aver chiamato il numero giallo d’emergenza. Sei ore dopo uomini in tuta di plastica e respiratori si sono portati via l’ex vicino, in un sacco per i cadaveri.
 
L’ultima volta che ho dormito nel mio letto era quello stesso mese, poi mi sono trasferita nell’appartamento di fianco: aveva un camino con cui scaldarmi e con cui cucinare qualcosa quando luce e gas mancavano. Un trasloco rocambolesco, visto che non avevo le chiavi, ma educativo.
 
L’ultima volta che mi sono depilata e ho fatto un bagno caldo è stata a novembre.
 
L’ultima volta che ho visto il mio paesino è stato a dicembre, qualche giorno prima di Natale. Ho preso le mie cose di valore, quelle di mia madre, quelle dei vicini. Ho recuperato la coltelleria assortita. Ho rubato le chiavi e ho infilato tutto nell’auto dello sventra-compagna, l’unica rimasta nel parcheggio condominiale. Ho guidato, già di per sé un miracolo. Non c’era Polizia a fermarmi per guida pericolosa. Sono andata a Galliate, in Castello. È stato il primo gruppo a cui mi sono unita, dieci persone. Ci sono rimasta fino all’inizio di giugno del ‘14.
 
L’ultima volta che sono stata nel Castello, prendevo le mie cose per partire verso Novara. Mi ero, ci eravamo lasciati convincere da quello più carismatico del gruppo ad andare in città, verso la sicurezza delle zone rifugio allestite dal Presidente della Regione “F.”. Un viaggio breve ma istruttivo.
Sant’Agabio, il quartiere a più alta densità stranieri, circondato da un muro di pannelli prefabbricati: lo avevamo sentito alla radio, ma sentirlo non è la stessa cosa che vedere quel ghetto moderno e urlante.
La caserma Perrone: riaperta e trasformata in uno spazio di quarantena.
Il palazzetto dello sport e lo stadio di Viale Kennedy: uno spazio di quarantena al chiuso, un deposito cadaveri all’aperto.
Il Viale Curtatone presidiato dai contractors e da due carri armati, per garantire l’accesso al cimitero, al suo impianto per le cremazioni e al parco mezzi dell’ASSA (“operatori ecologici”, riciclati come “coadiuvanti sanitari d’emergenza”).
La città semi-deserta nel primo caldo afoso.
Le cicatrici nere dell’incendio al Fauser durante la manifestazione studentesca di marzo, quello in cui erano morti dodici ragazzi.
La striscia di stoffa gialla, larga un paio di metri e lunga una ventina, che qualcuno (Un buontempone? Un fanatico dello Yellow Panic? Un coglione qualsiasi?) aveva appeso alla cupola di S. Gaudenzio.
Istruttivo.
 
L’ultima volta che ho visto il castello di Galliate è stato quello stesso giorno, tre ore più tardi. Bruciava. Non abbiamo indagato sulle cause.
 
L’ultima volta che ho visto un ponte sul fiume Ticino in piedi è stata un’ora più tardi. Volevamo raggiungere Milano. Una folla di altri disperati aveva avuto la nostra stessa idea. Ingorgo sul ponte dell’autostrada in direzione Milano, una macchina ferma dietro all’altra, a perdita d’occhio. Nessuno che puntasse verso Torino o la Francia. Noi sette siamo rimasti sullo sterrato, a ponderare chiusi nelle auto che sembravano forni. Poi il delirio: la gente ha cominciato a scendere dalle auto e a correre indietro, prima qualcuno, poi una fiumana in corsa. Quanti saranno morti calpestati? Non so. Pochi istanti dopo sono iniziati gli spari, armi automatiche in lontananza, verso la Lombardia. E poi le detonazioni. I due ponti gemelli sono… esplosi-crollati-sbriciolati. Quel poco che non era ridotto in polvere è finito in acqua. Quando è tornata la visibilità, c’erano solo i moncherini dei piloni.
 
L’ultima volta che ho visto i miei ultimi due compagni del Castello era fine luglio ’14. Presi dai Gialli.
È stata anche la prima volta che ho visto il Chimico. Pazzo da legare ma adorabile. Due settimane prima che capisse che non ero la sua amica Valeria. Pazzo da legare ma fatto per sopravvivere. Mi ha insegnato a sparare: tiro al bersaglio sui Gialli del ghetto. Vivevamo nel ghetto, a due passi dal muro. Si stava meglio lì dentro, dove i Gialli erano morti quasi tutti di fame, che nel resto della città. Stavamo da Dio, anche se a volte passava intere giornate a guardare nel vuoto e “contemplare”.

L'ultima volta che ho avuto i capelli lunghi è stata a ottobre '14, quando il Chimico mi ha convinto a tagliarli a spazzola. Da allora li raso una volta a settimana. Poco femminile, ma comodo.
 
L’ultima volta che ho provato a dirigermi verso Milano è stato con lui, a febbraio 2015. Niente ponti praticabili a nord come a sud. Tornati indietro.
 
L’ultima volta che ho avuto il ciclo è stata a giugno. Da allora più nulla. Non è normale, ma trovalo un ginecologo, al giorno d’oggi.
 
Fatto per sopravvivere, il Chimico. Sennonché si è ammalato. Ingialliva a vista d’occhio. Così ha pianificato un finale spettacolare per sé e il ghetto.
L’ultima volta che ho visto il Chimico era il 21 luglio 2015. È stata la prima volta che mi ha baciata. Ha poggiato le labbra sulla mia maschera antigas, mi ha abbracciata, ha strizzato l’occhio ed è partito. Chissà se ha capito che piangevo?
È andato via canticchiando, fucile a pompa in spalla, come il più tamarro degli eroi anni ‘80. Un’ora dopo lui e la Radici Chimica sono esplose. Credo si sia portata via anche mezza Novara. Pazzo da legare, ma Guy Fawkes sarebbe stato fiero di lui.
 
L’ultima volta che mi sono permessa la debolezza di affidarmi ad altri è stata una settimana dopo, quando mi sono unita al gruppo di Andrea e co.
 
L’ultima volta che ho visto un essere umano è stato due giorni fa, il vecchio nel bosco. Stanotte l’ho sognato, morto in mezzo a tutti gli altri morti che mi sono lasciata dietro.
 
Le ultime parole che ho detto al Chimico sono state “Come ti chiami?”
Non ha risposto, neanche stanotte nel sogno.

[Colonna sonora: Dead Memories by Slipknot]

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8 commenti su “Survival Blog – Dead Memories

  1. Ciao Zeros.
    Colpevolmente solo oggi ho letto i tuoi ultimi interventi in tema survival Blog e sai che ti devo dire?
    Che sono proprio ottimi.
    Brava,veramente complimenti .
    Nick

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