Survival Blog – Coerced Coexistence


Siamo dieci, qui. I sei nella caserma non contano, eremiti in attesa di ordini, ci scambiamo informazioni, qualche baratto.
Noi, invece, cosa siamo? Non l’ho ancora capito. Abbiamo razziato tutto quello che c’era in zona, ogni capannone industriale, magazzino, negozio, fattoria e casolare agricolo. Pure le biblioteche.
Non abbiamo ucciso nessuno che non fosse un Giallo. Basta questo per evitare l’etichetta di razziatori? Dubito.
Competenze varie, chi più e chi meno. Io meno.
Luigi è l’uomo della centrale idroelettrica. Ci lavorava prima dei Gialli, la tiene attiva per noi. Elettricista è semplicistico.
Carlo è il padrone di casa, tuttofare. Muratore, agricoltore, cacciatore. Il bunker -la tana- l’ha costruito un paranoico che ha abitato qui prima di lui, Carlo gli ha dato qualche tocco di abitabilità quando la situazione ha cominciato a precipitare.
Silvia è sua moglie. È cuoca e infermiera. Era il baluardo sanitario del gruppo fino all’arrivo di Nicola. Medico legale: non proprio la specializzazione più richiesta, al momento, ma forse la più adatta.
Andrea è il figlio di Luigi. Gran tiratore quando ha fatto la leva; elettricista, informatico, e lo stronzo del villaggio. È grazie a lui se abbiamo un instabile ponte radio invece di nulla.
Gianni e Francesca sono marito e moglie, avevano un laboratorio da fabbro. Niente fuochi, quindi fanno piccole cose “da ingegneri”. Lei ha messo a punto il ponte sollevabile che ci para il culo da un lato. Gianni è come San Tommaso: deve provare tutto, non crede a nulla. Non ha ancora deciso di testare l’infettività dei Gialli, in compenso non ha creduto alle notizie che gli ho dato su youporn. San Tommaso ha vomitato la cena.
La sarta Erminia ha quarant’anni per gamba, è la madre di Silvia. Cuce con la macchina a pedale, ha reso possibile qualche cambio di guardaroba. Da ultimo le hanno procurato dell’orrenda stoffa verde-marrone. Ci ha fatto abiti che sembrano brutte uniformi fintamente mimetiche e prudono. Almeno sono caldi.
Silvano avrà sett’antanni. Prima della Gialla si è bevuto il fegato. Cirrosi e trapianto. È rimasto giallastro, se ingiallisse non ce ne accorgeremmo. Era il vicino di casa, quando tutto è andato in vacca ha deciso di trasferirsi qui, alla tana. Aiuta con l’orto e la caccia. Specialità distillatore. Dalla distilleria F. sarebbe portato via tutto, ora produce porcherie alcoliche che fanno dei gioiellini di molotov.
E poi ci sono io. La storica dell’arte. Utile, con il mondo pieno di Gialli.
Quindi o aiuto in cucina o faccio il magut, l’aiutante che porta cose, esegue bovinamente gli ordini, porta messaggi, si sente inutile, viene cazziato. Una pacchia.
Sono l’ultima ruota del carro. Non l’ultimo arrivato, quello è Nicola. Ma Nicola serve. Io no. Se Andrea cominciasse a dire che sono infetta, a chi darebbero ascolto? Si farebbero scrupoli a buttarmi fuori? Io dico di no.
Perciò ho un piano. Ho un piano, un mezzo e una meta. Hannibal Smith sarebbe fiero di me.

[Colonna sonora: Coerced Coexistence by In Flames]

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5 commenti su “Survival Blog – Coerced Coexistence

  1. Vedrai che il momento in cui ti renderai utile (o indispensabile) arriverà! Per il momento tieni duro e non sottovalutare i tuoi compagni dicendo che ti reputano quasi l'ultima ruota del carro, potrebbero sorprenderti!

    Luca

  2. Grazie del sostegno, fa piacere. Però non riesce a togliermi questa sensazione di inutilità dalle ossa.
    E poi c'è quell'altra sensazione… di "doomed", più forte del solito, che aleggia intorno a noi. Non so, forse è solo il freddo che acuisce la paranoia, forse sono le notizie inquietanti che leggo in giro. Forse sono gli incubi.
    Ancora grazie per essere passati e aver lasciato un segno.
    A presto

  3. Dopo quello che i Gialli hanno fatto tra ieri sera e stamattina, abbandonare i miei compagni è diventato imperativo.

    Grazie di essere passato e di non avere ancora abbandonato il te-passato. Resistere e non perdeci: è tutto quel che possiamo fare, temo. Oltre ad ammazzare più gialli che possiamo.

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