Follia e coerenza


 

Sabato scorso sono andata nella grande Metropoli col MPPDM e ne sono tornata con un nuovo libro: Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri.

 

Sul suo blog Okamis aveva segnalato l’uscita, dicendo di non essere riuscito a staccarsi dalla storia: era un’affermazione interessante ma che mi ha lasciata anche indecisa, visto l’amore che Okamis prova verso il weird. Lo ammetto: a me il weird non entusiasma. Altra ammissione colpevole: io odio Alice nel paese delle meraviglie pur senza aver mai letto l’intero libro. Ho visto il film della Disney e ho odiato tutto il tempo quella cretina demente di Alice (ma apprezzato il Gatto e i palmipedoni. Cosa sono i palmipedoni? Ora non ricordo esattamente, ma so che mi piacevano e canticchiavo una canzoncina legata ad essi). Ho provato a leggere il libro da piccola*: credo di aver resistito poco dopo l’entrata nella Wonderland. Non ho mai riprovato. In compenso ho provato a leggere “Cuore d’acciaio” e l’ho abbandonato, insoddisfatta e infastidita. Ho provato a leggere il libro di Gamberetta, “Le avventure della Giovane Laura”, e ho abbandonato anche quello, insoddisfatta e infastidita.

 

Il mio problema è che voglio essere sorpresa da una storia, ma voglio anche che le stranezze, la follia, i guizzi di creatività, abbiano una precisa ragione d’essere. Non so accontentarmi dello strano “perché sì”, dello strano per amore dello strano.

 

Temevo, con Alice e la vaporità, di trovarmi in un mondo strano perché sì. Non lo avrei tollerato.
Ho provato a leggere un paio di pagine in negozio (e come sempre con quel vago senso di colpevolezza per via degli sguardi dei commessi). Sembrava esserci follia ma coerente.
Ho azzardato l’acquisto, fidandomi anche del fatto che Pan mi era piaciuto nella sua forte coerenza pur nella follia panica.
Dimitri non mi ha deluso.

 

Nel mondo di Alice c’è meraviglia, ci sono mutanti, creature stranissime, un basilisco di nome Wilfred, ordini mistico-combattenti (i cruciciclisti, i Guerrieri Olistici), il Profeta-nelle-nebbie, il Coniglio (che è tutto tranne che fluffy e coccoloso: piacerà al Duca?), villaggi di tecnoimmondizie, una lingua in perenne mutamento, Chesy il Diavolo dei Crocicchi. Ci sono citazioni da Lovecraft (tante!), L’Uomo Ragno, Tolkien, Moby Dick, Ventimila leghe sotto i mari… e poi altri libri (o film? Boh!) che non saprei riconoscere, e soprattutto citazioni-rimandi a Pan (e questo mi ha divertito molto).

 

Ci sono, nell’impaginazione e nelle scelte tipografiche, scelte fuori dall’ordinario ma azzeccatissime: due pagine in cui il teso è inserito in forme geometriche (ovali, cerchi, una freccia, una stella, due triangoli), qua e là parole fuori dal canonico allineamento, oppure scritte con font e dimensioni diverse dal resto. Delizioso, mi ha ricordato l’Ulysses di Joyce e le sperimentazioni editoriali di Pound.
Su tutto, a dare a tutto coerenza pur nella follia, la vaporità del titolo: simile a vapore o nebbia ma più densa, con regole fisiche tutte sue, copre quasi tutta l’Insula Albionum e in duemila anni ha mutato le creature e le persone che l’hanno respirata, creando la Steamland.

 

Sia lode alla vaporità per aver dato a questo romanzo la possibilità di piacermi e di costringermi a star sveglia fino alle due di notte per finirlo!

 

 

 

Come si scrive un dialogo efficace, brillante e che faccia sorridere il lettore? Così:

 

-Come ce l’hai?
-L’ho strappata a un nemico. È una storia molto lunga, e molto triste.
-Prova a riassumerla.
-Io ho vinto e lui è morto.
-Sintesi eccezionale.
-Grazie.

 

P.S. Per i giocatori inflippati con Alice e la vaporità uscirà anche il gioco di ruolo. Santo Quattro, non oso immaginare cosa sarà!

 

*Era in omaggio insieme a Famiglia Cristiana, e i nonni ci sono abbonati probabilmente da quando è nata la rivista… Ok, è il nonno ad essere abbonato, con la costanza lodevole del morto che rinnova l’abbonamento dall’aldilà, ma l’abbonamento resta.

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