Pan di Francesco Dimitri


Avevo letto la recensione di Pan di Francesco Dimitri sul blog di Gamberetta, l’avevo cercato più di una volta senza trovarlo, l’avevo finalmente trovato e divorato in un paio di giorni.

Vorrei recensirlo, ma credo che quello che si poteva dire sia già stato detto: è scritto bene, è originale, ha dei personaggi che sono sempre credibili (cosa piuttosto rara), è folle e bizzarro al punto giusto, è appassionante, ha una trama sensata (altra cosa piuttosto rara), l’autore si è documentato a sufficienza da creare un’ambientazione coerente, il romanzo ha pochi difetti (un paio di infodump, la questione delle armi da fuoco, le pagine 454-5 con un finale che non trovo del tutto soddisfacente), controbilanciati da molti pregi.

E poi mi ha fatto ridere e sghignazzare come una scema, soprattutto quando è di scena Temidoro: arriva abbastanza tardi nella storia, ma quando c’è lui di mezzo le cose sono grandiosamente esilaranti! E soprattutto Temidoro ha una voce precisa, ben fatta, credibile anche nell’incredibile. Sì, Temidoro è il mio personaggio preferito.

Breve scambio di battute tra Angela (detta la Meravigliosa Wendy) e l’amica Giada, chiusesi in bagno per sfuggire al feto con piedi caprini, corna e artigli che si aggira per casa (pag. 93):
«Dobbiamo chiamare la polizia.»
«No.»
«Abbiamo Satana in casa!»
«Tu hai il cellulare appresso? »
«Mica lo porto sempre.»
«Appunto. Il telefono è di là.»

La saggezza di Temidoro in tre citazioni epocali:

(parlando col nipote della morte, pag. 301):
T: «Quando si tratta di vita e morte, un fauno, o anche un dio, ne sa quanto un mortale.»
Nipote: «Almeno gli dei qualcosa sapranno.»
T: «Non quelli che conosco io. Fanno solo un sacco di propaganda.»
N: «Però ci sono gli dei della morte. Che so, Plutone.»
T: «Amministratori. Mica è loro, la baracca.»

(al nipote che gli chiede se si sta per trasformare, pag. 305):
«Guarda, te lo dico una volta per tutte: quanto a poteri fighi noi fauni non valiamo un cazzo. Ce l’abbiamo grosso, zufoliamo bene e quando ci girano le palle sono guai, ma se vuoi le robe strane devi chiedere ad altra gente.»

(rispondendo al nipote che gli chiede perché non lo abbia avvertito di una cosa, pag. 378-9):
«Hai presente i gatti domestici? I loro padroni ne hanno cura. Li nutrono, li curano, li coccolano, a volte li castrano, in modo che non debbano preoccuparsi neanche di scopare. Però quei gatti, se poco poco restano tre giorni soli, schiattano. Ti voglio troppo bene per tagliarti le palle.»

 

(Tra parentesi: odio quando Splinder fa quel cazzo che vuole lui e non mi mette gli a capo, neanche se piango in cinese. Maledetto editor di testo, devo sacrificarti qualcuno per farti fare quel che voglio io!?)

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di zeros83 Inviato su Libri Contrassegnato da tag ,

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