Pirati e avventurieri della rete


Martedì mia mamma ha comprato La Stampa (n° 157, martedì 9 giugno 2009), evento incredibile motivato dalla necessità di sapere come erano andate le elezioni. Hanno vinto i vecchi intrallazzati (destra e Lega), il presidente dei pulcini ha avuto alcuni eletti, il picciotto e soci manco mezzo. Nel male, è andata abbastanza bene).
Leggendo in giro per il giornale, a pagina 20 ho trovato un interessante e pittoresco articoletto di Marco Zatterin sull’ancor più pittoresca ed eccentrica fauna che a breve popolerà l’Europarlamento. A parte il vario campionario di simpatici xenofobi e razzisti, mi ha colpito la presenza, con ben un seggio (7,4% di voti) del Partito pirata svedese, seggio “altamente simbolico, perché conquistato con lo spirito vivace che pare la versione tecnologica del movimento verde.”
L’articolo prosegue dicendo che i Pirati “Chiedono la riforma del copyright, l’abolizione dei brevetti e il rispetto della privacy, controcorrente rispetto al modello francese che punisce chiunque scarichi da Internet. Si battono per il libero Web, avranno un effetto di rottura, ma andranno controllati: il diritto d’autore è lo stipendio degli artisti, non va dimenticato.”
Ecco, queste due frasi dopo i due punti mi hanno colpito.
Di fronte ai “tre antisemiti ungheresi del Jobbik”, di fronte ai “due rumeni terribili del Mare, xenofobi e razzisti, che vogliono riportare i confini nazionali a come erano prima dell’ultima guerra” (!), di fronte a “Timo Soini, leader dei Veri Finlandesi, […] che vuole stanare «le migliaia di persone che abitano nel nostro Paese e non sappiamo dove»”, di fronte a simpaticoni così, il signor Zatterin non sente il bisogno di regalarci un fervorino su cosa pensare di loro, come in certi romanzi ottocenteschi. Si limita a mostrarci questi loschi figuri nel pieno del loro splendore e a lasciare a noi il giudizio, convinto che sarà automaticamente negativo.
Per i poveri Pirati Svedesi, invece, il fervorino sente il bisogno di farlo. Undici parole, ma tanto basta. Perché Zatterin sa che è più facile identificarsi con un gruppo di giovani pirati informatici che vogliono poter scaricare da internet tutto quel cazzo che gli pare, piuttosto che con un baffuto ungherese con buffo cappellino e in braccio un barboncino con coccarda nazionale (che sta pensando a quanto sarebbe bello ingoiare la coccarda e soffocare e finirla con questa vita crudele a fianco al baffuto); molto più assimilabile il pirata, piuttosto che un finlandese dalla faccia rospoide e dal sorriso pericolosamente ebete che cerca abitanti dispersi nelle lontane lande finniche.
Quindi, visto che il copyright è il bene e la sua morte il Male assoluto, visto che il diritto d’autore è sacro ma l’uomo facile a cadere in tentazione, undici parole di fervorino per nutrire il senso di colpa: ricordiamocelo, il diritto d’autore è lo stipendio degli artisti! Scaricando da internet qualsiasi cosa coperta da copyright noi togliamo il pane di bocca a poveri artisti alla fame. Basta guardare certi programmi di MTV (MTV Cribs, per fare un esempio) per rinforzarsi nelle proprie decisioni: io non scaricherò illegalmente dalla rete, altrimenti Jennifer Lopez non avrà i soldi per pagare le feste di compleanno milionarie dei figli infanti!
 
Torniamo seri un attimo.
Il futuro va in direzione del digitale, ce lo dicono praticamente ogni giorno in più salse. Perché allora il mondo della cultura e dell’intrattenimento punta così poco su di esso? È una domanda che più o meno mezzo mondo si pone, senza aver ancora trovato una risposta sensata e logica.
Esempio 1 (preso da questo post del blog del Duca Carraronan): la Wizard of the Coast (ovvero la Hasbro, ovvero i padroni del D&D) ha deciso che l’ebook è il MALE INCARNATO e che non distribuirà i suoi manuali in formato pdf acquistabile via internet perché altrimenti la genti poi li mette sul Mulo e se li scambia e nessuno glieli compra più; per contro, la Steve Jackson Games punta con forza sul digitale, e alcuni mesi dopo l’uscita di un manuale cartaceo di GURPS mette in vendita sul proprio sito il pdf ad alta qualità dello stesso manuale per un prezzo accessibile e sensato. Risultato? I manuali del D&D sono ultra piratati sul Mulo (anche se in qualità talvolta disdicevole…), quelli di GURPS no, perché conviene di più comprarseli con qualità ottima.
Esempio 2: la Paizo sta mettendo a punto un regolamento, dal titolo Pathfinder, che sostituisca e aggiorni in D&D, modificando le cazzate e dando nuovo slancio alle vecchie classi base del manuale del giocatore. Il lavoro è interessante, è bello, è fatto con i giocatori: chiedono attivamente cosa va e cosa non va, cercano un compromesso tra le varie istanze, pensano seriamente ai problemi reali della meccanica di gioco. Il tutto, con una gran varietà di materiali di alta qualità tecnica da comprare in formato digitale dal loro sito. Stiamo provando Pathfinder da qualche mese e oltre a essere una modifica interessante, si è rivelato avere un supporto per il master e il giocatore molto ma molto superiore al D&D. Il nostro master è affetto da Sindrome di Dork Tower (un compulsivo o poco ci manca, per chi non lo sapesse) e ha recuperato tutto il recuperabile per approfondire l’ambientazione, ma cazzo se è la cosa rende! Ottima ambientazione, ottima caratterizzazione, grande sbattimento loro ma anche grande immersione nella realtà alternativa da parte del giocatore. Aggiungiamo che a fronte dell’acquisto del manuale cartaceo si ha la possibilità di scaricarlo dal sito della Paizo in PDF e siamo in uno scenario quasi da favola.
Esempio 3: la Battlefront punta moltissimo, a quel che vedo indirettamente da Higgins e dagli altri, su internet. Per Flames of War, gioco di strategia e miniature sulla seconda guerra mondiale, escono regolarmente PDF di aggiornamento o approfondimento per i vari eserciti e compagnie, per i vari periodi o scenari di guerra. Non solo: la ditta accetta e inserisce suggerimenti inviati dai giocatori, addirittura fa uscire PDF scritti dai giocatori stessi su un determinato argomento. Il giocatore entra a far parte del “ciclo produttivo” del suo gioco di carrarmatini preferito e ha una ragione in più per sentircisi legato.
 
Ecco, questi sono tre esempi di cosa si può fare o non fare con il web. Tre esempi, legati al mondo del gdr e delle miniature, lo so, però lo stesso tre esempi validi di come si può sfruttare il meraviglioso mondo degli 1 e degli 0 per stimolare il cliente a partecipare, per farlo sentire incoraggiato a comprare, per fargli spendere dei soldi senza la certezza di essere stato inculato per benino (certezza che viene di fronte a certi manuali del D&D…). Sono modi per far appassionare ancora di più e per venire incontro ai desideri del giocatore.
Il digitale è il futuro, ma finché uno usa Internet solo per stronzate il futuro se ne starà a fare le ragnatele in un angolo.
Ben vengano allora i Pirati Svedesi, e vada gentilmente a scopare il mare la restrittiva legge francese, che ha subito un’interessante batosta visto che la Corte Costituzionale francese ha stabilito che “la connessione a internet è un diritto fondamentale del cittadino e che quindi nessuna autorità può alienarlo. La legge […] obbligava i provider internet a sospendere il contratto di accesso internet agli utenti colti, per tre volte, a scambiare file pirata. […] Il Consiglio ha preso la sua decisione sulla base della dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, che garantisce e protegge la libertà di espressione.” (da Metro di giovedì 11 giugno 2009).
 
Ora scusatemi, devo assolutamente andare a fare stronzate con la mia connessione a criceti zoppi!
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7 commenti su “Pirati e avventurieri della rete

  1. La Wizard tra l’altro distribuisce i magazine Dragon e Dungeon in formato pdf, ma solo se sei abbonato al D&D Insider…
    Io sto ancora aspettando che su iTunes si possano noleggiare/acquistare film e video musicali, come accade in paesi più evoluti!!!

    MPPDM

    Ps: il meraviglioso mondo degli 1 e degli 0?! FERROPATICA!!!! 😀

  2. 1) Ferropatica? Why? e soprattutto: What the hell does it mean? O.o
    2) L’ultima volta ero rimasta che Dragon e Dungeon erano della Paizo, che aveva deciso di distribuirli solo per abbonamento via internet, ma ti parlo di…. forse un anno fa… Deduco che nel frattempo la Wizard se li sia comprati…
    3) Che caspio è il D&D Insider? Dal titolo ho qualche dubbio sulla sua utilità nell’economia dell’universo…
    4) Per la speranza di acquisto-noleggio come nei paesi evoluti, hai detto la parola magica (anzi le parole magiche): paesi evoluti!
    5) Ma a questo punto, con la 4° promossa a tutto spiano, ci potrebbe realmente essere qualcosa di utile sul Dragon e sul Dungeon? O.o Ah, già, tu giochi anche alla quarta! 😛

  3. Ahh, che pazienza… Allora:
    1) speravo ci arrivassi da sola, ma devo aver sopravvalutato la tua demenza:
    mondo degli 1 e 0 -> binario -> treno -> ferropatia (malattia che colpisce appassionati di treni, di diagrammi ferro-carbonio e discepoli di Dispater armati di putrelle)
    2) o tu ignori il presente, o io il passato…
    3) Il D&D Insider rappresenta la possibilità di accedere a preview e contenuti premium della Wizard su D&D, relativi alle ultime uscite; ti rimando al punto 5 per dettagli ulteriori
    4) no comment. Abbiamo già detto tutto!
    5) Mi stai sul culo, moderatamente per ora, ma mi stai sul culo!!!!!!!! -.-

    MPPDM

  4. 1) sì, hai sopravvalutato la mia demenza, che a questi livelli ancora non ci arriva (è un male o un bene? O.o)
    2) come diceva il filosofo: So di non sapere. Quindi potrebbe anche essere che ho sognato tutto, in tal caso era un sogno molto vivido…
    3) direi che sì, la sua utilità nell’economia dell’universo (o quantomento del mio universo) è ridotta
    4) se abbiamo già detto tutto, che scrivo a fare? boh, bum bum (come disse la stagista di Mai dire quel-che-era)
    5) visto che perdere un utente affezionato del blog sarebbe poco carino, oltre a portarne la popolazione pericolosamente vicino alle due unità, con la presente annuncio che non scriverò più cattiverie gratuite sul tema 4° Edizione.

    Mi limiterò a pensarle ogni tanto, ok? 😉

    6) no niente, ma era bello mettere un altro punto, così tanto per fare…

  5. 1) non saprei se è un bene o un male. Però io gioco a GdR dal 91 o giù di li e ascolto metal dal 88… Bwah hah hah è solo questione di tempo piccola blogger!!! 😀
    2) 50% di ignoranza a testa direi. Anche io della Paizo non sapevo nulla.
    3) Il punto 3 è intenzionalmente lasciato vuoto.
    4) Cogito (Minchiate) ergo sum (demente) 😀
    5) mi stai un pò meno sul culo, via!

    Ma mica troppo sai!? 🙂
    No dai, scrivile anche! Sennò come faccio a sfogarmi? È che in parte le condivido… T-T

    6) If this is about that farmer, I totally thought he was a demon…

    MPPDM

  6. 1) questione di tempo? allora è un po’ come i 17 anni di Jagermaister: sono stata avvisata! 😀
    2) ok per il fifty-fifty di ignoranza
    4) Cartesio sarebbe orgoglione di te! 🙂
    5) scriverò anche, ma non avendola mai provata, la quarta, non ho molti titoli per scriverne… Si tratterebbe solo di cattiverie gratuite, che sono accettabili solo verso i Peldagryf che girano per Milano o cose simili! 😉
    6) I seduce the Priestess!

  7. Pingback: Lungimiranza editoriale | Space of entropy

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