Le cinque stirpi – Marcus Heitz


La lettura di “Le cinque stirpi” è stata lunga e a tratti sofferta. Il libro è un fantasy che urla tutto il tempo tre cose: 1) Signore degli Anelli 2) D&D 3) Warhammer fantasy. Dico questo per ragioni semplici:
1)      siamo di fronte a un gruppo di figuri più o meno eterogenei dalle diverse e peculiari abilità che hanno l’alta missione di sconfiggere il terribile male che sta per distruggere il mondo.
2)      i combattimenti al 90% si risolvono in stoccate e colpi che ammazzano i nemici all’istante, come se si fosse davanti al guerriero di 20° che maciulla inutili goblin (tra l’altro con vaccate di scrittura o forse traduzione tipo l’ascia che fa stoccate…).
3)      Nani, dwarf power, stereotipi naneschi, nane con la “delicata peluria” sulle guance (leggesi barba), nani che odiano visceralmente gli Orecchi appuntiti (leggesi elfi) e un nano che è sputato uno Sventratore (unica differenza il non avere una cresta punk arancio atomico ma una più sobria treccia di capelli neri).
Cosa salva il libro dagli stereotipi?
Sicuramente non lo salva la traduzione, a tratti abominevole. Abbiamo una città “ormai a un tiro di schioppo” (p. 156) in un mondo in cui mai compare un’arma da fuoco, e una scena che sembra “come in uno spettacolo di ombre cinesi” (pag. 275), in un mondo in cui la Cina, fino a prova contraria, non esiste… Impagabile la frase “A distanza di miglia, i suoi occhi scorsero alcune città che parevano edificate con i mattoncini delle costruzioni” (pag. 130): dovrebbe essere un pensiero del protagonista (un nano, obviously!), ma dubito che nella Terra Nascosta si sia mai visto un rivenditore della Lego.
Sicuramente il libro non lo salva la cartina: l’oggetto più inutile dell’universo editoriale fantasy! Una mappa di una bruttezza, inguardabilità e inutilità abominevoli! Credo che riesca nell’impresa di battere la “mappa dell’ovetto kinder” della Troisi.
Ingranditela pure. Sì, è in tedesco e ci sono delle modifiche a colori fatte da un lettore. (Cara grazia che ho ritrovato una foto di ‘sta cartina oscena). E comunque, tranquilli, il fatto che qui sia in tedesco non modifica il fatto che riuscire a capire alcunché della geografia della Terra Nascosta è segno di estrema genialità! Ci vogliono una trentina di pagine o più per capire che le linee scure al centro non sono immensi fiumi, o gigantesche coltivazioni di maria, o catene montuose: no, sono vene sotterranee di terreno carico di potere magico che i maghi usano per  potenziarsi i poteri!. Non c’è praticamente nessun elemento utile a capire cosa i personaggi abbiano davanti in futuro. Sulla mappa, la Terra Nascosta è un rettangolo di bianco circondato da montagne senza nome, con segnate alcune città, i confini dei regni dei re e delle terre degli stregoni, e basta. Poi, mentre vai avanti a leggere, scopri che il rettangolo bianco non è occupato da un immensa pianura, come avevano immaginato per pigrizia offesa i miei neuroni, ma ci sono laghi, fiumi, colline, foreste, addirittura un piccolo deserto! Ohibò, tutto nascosto in quel rettangolo bianco? Ma che sorpresa!
Vista l’utilità della mappa, poteva anche fare a meno di metterla: l’autore non si è sbattuto, la casa editrice neanche, già che il lettore brancola nel buio (o forse nella nebbia, visto il biancore) lasciatecelo brancolare del tutto e via! Risparmiavate tempo, denaro, inchiostro e carta. E facevate una figura migliore!
Passiamo alla trama. Come detto, stereotipata: grande male vuole distruggere tutto e prode gruppo di eroi cerca di fermarlo, ma per farlo girerà mezzo mondo. A parte di non brillare di originalità neanche nei colpi di scena, la trama almeno si regge sulle proprie gambe senza ciondolare o scricchiolare come articolazioni artritiche, il che tutto sommato è un pregio.
Con una trama senza sorprese, neanche i personaggi possono averne troppe: quasi tutti sono quello che sembrano, a parte tre. Il primo si rivela per quello che è poco dopo l’inizio del libro, il secondo e il terzo svelano la loro natura solo verso la fine, ma senza destare incredibili sorprese: la rivelazione si limita a dare una giustificazione esterna alle loro azioni. A parte gli orchi e l’altra feccia goblinoide, che in puro spirito dei punti 1) 2) e 3) è cattiva “perché sì”, nessuno dei cattivi del libro si rivela essere malvagio per complesse ragioni di scavo psicologico. Il grande cattivo è semplicemente il burattino di una presenza esterna (che lo manovra letteralmente dall’interno), i cattivi accessori amano uccidere perché è la loro natura e il cattivo infiltrato è cattivo perché la sua stirpe è fatta così. Grandi motivazioni!
L’ubriacone canterino, uno dei personaggi più simpatici ma anche stereotipati del libro, odia il Rabbioso (lo Sventratore moro) per ragioni inizialmente ignote e che dovrebbero essere misteriose! Certo, appena i due si sono guardati la ragione la sapevo: o io vedo troppi telefilm simil-romantici, o l’autore non è che si sia sbattuto troppo.
Non lo salvano neanche i nomi nanici: tutti dannatamente simili, peggio di Kili Fili Bifur Bofur Bombur e soci de Lo Hobbit. Qui abbiamo Goimgar e Gamdogar, Boindil e Boendal, Glamdillin, Glamdolin e così via, in un carosello di nomi di fronte ai quali i miei neuroni hanno dato forfait e che forse sto anche riportando male! Per fortuna l’autore (o l’editore?), conscio della situazione, ha inserito a inizio libro un elenco dei nani “partecipanti” divisi per stirpi, così uno ci si orienta un minimo!
Il libro non lo salva neanche il finale: un enorme “volemose bbene” che forse voleva essere una scena epica ma finisce per sapere un po’ di telefilm a basso costo…
Cosa lo salva, allora, questo libro?
Lo salva qualche piccola trovata qua e là; lo salvano alcuni dei personaggi più riusciti; lo salvano i dialoghi che, salvo rari casi, sono da decente in su (in altri, forse per problemi di traduzione, non arrivano a essere quello che dovrebbero e la “voce da studiato” del protagonista è identica alla sua “voce di tutti i giorni”). Lo salva, ma solo un briciolo, l’ambientazione: è l’ennesimo mondo fantasy abitato da elfi-nani-umani (i buoni) e goblinoidi di vario genere (i cattivi, obviously). Unica particina di differenza è l’idea di una fetta di terra in origine libera dai mostri, tenuti fuori dalla Terra Nascosta dai nani, divinamente deputati a tale simpatico compito dal loro creatore, che li ha sparsi lungo le montagne a tale scopo. Qui credo si fermi l’originalità dell’ambientazione.
Fine dei salvataggi.
Il bilancio traetelo voi e decidete se vi va di leggerlo. Se siete fautori del dwarf power e dell’”abbasso gli elfi”, il libro potrebbe fare per voi. Se in un libro cercate anche altro, io vi ho avvisato…
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7 commenti su “Le cinque stirpi – Marcus Heitz

  1. OK…

    Segnata nel libro dei Rancori!

    PRRRRRRRRRRRTTTTTTTTTTT

    Ma d’altronde che vuoi capirne tu che sei appartenente al popolo dei lunghi e che non puoi nemmeno intrecciarti la barba!!!!

    Ma pensa te!

  2. accetto le tue critiche ma allora tutti quelli che hanno comprato il libro sono degli stolti?!?!??!?,,, a volte essere troppo critici non porta a nulla!!!

  3. @ Utente anonimo: sei libero di spendere i tuoi soldi come più ti aggrada, di finanziare uno scrittore che si è sbattuto meno del minimo sindacale per la mappa o di mandarlo affanculo per il solo fatto che il font del titolo in copertina a te fa cagare. Sono i tuoi soldi, puoi anche usare i cento euro per accenderti le sigarette, se così ti gira.
    Io non ho detto che chi compra "Le cinque stipri" è uno stolto. Ho solo detto che pregi e difetti ha, in modo che una persona che ancora non ha deciso se comprarlo o no possa farsi un'idea (la più oggettiva possibile) su quanto il libro possa interessargli o piacergli prima di spendere i soldi. Ho cercato di non mettere spoiler e di essere equilibrata.
    Se ti sei sentito dare dello stolto (cosa che non ho detto in nessun punto), la risposta sbrigativa è "'zzi tua!" La risposta polemica e da piccola troll è "Tu lo dici". ^_^

  4. Pingback: Riscrivere o non riscrivere, questo è il problema | Space of entropy

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