La macchina del capo


Domenica pomeriggio, per fortuna, io e Higgins abbiamo fatto qualcosa di ben più divertente e soddisfacente, che ha attenuato l’orrore della serata: ci siamo visti lo spettacolo di inizio anno “La macchina del capo” di Paolini. Bellissimo!
Oltre a essere divertente come al solito, mi ha anche intenerito! La prima volta che si va in colonia, la casa in campagna, la voglia di giocare coi conigli che però non sono mai dell’idea e morsicano, le galline che ti odiano, la gallina di nome gallo che ti odia ancor di più delle altre, il wc come oggetto mitico, il rapporto non sempre facile con le suore… Tutte cose che ho sperimentato, anche se alcune in versione minore.
E poi l’inchiostro, la carta assorbente dal quaderno Pigna Mondo (non quella con le tabelline, che altrimenti quando te le chiedono come fai?), le macchie e i buchi sui fogli del quaderno… Queste sono cose che non ho provato ma che mi ha raccontato mia mamma: la maestra che prepara l’inchiostro sulla stufa, nell’apposita caffettiera, e viene a versarne un po’ nel boccettino di ognuno; i pallini di carta assorbente pucciati nell’inchiostro e poi “spat, sul colletto bianco di quello davanti!”; le femmine con il colletto di pizzo e i maschi con quello rigido; il fondo del boccettino d’inchiostro catramato di pallini di carta assorbente persi.
Ecco, domenica pomeriggio sono tornata bambina e ho rivisto un po’ dell’infanzia di mia madre.
Grazie, signor Paolini.
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