Colori


E’ un post chilometrico e non me ne frega un fico: se vi va bene, leggetelo. Non vi va bene, amen.

Quando sei alla scuola materna, scopri i colori e cominci a creare un rapporto con essi. Pastelli, pennarelli o pastelli a cera, non importa quale sia il mezzo fisico: cominci a giocare coi colori, a mulinare le matite colorate sul foglio, a vedere i colori che si sovrappongono e mutano, fai i primi inguardabili scarabocchi e muovi i primi passi sulla strada della scelta dei tuoi colori preferiti.

Giunto alle elementari, qualcuno ti regala dei pastelli Giotto e appena ti insegnano a leggere fai la grande scoperta: i colori hanno nomi bellissimi! Scopri che esiste l’azzurro cobalto, un colore di nome “blu di Prussia”, un color “turchese” che è un altro azzurro ancora, una “terra di Siena” e una “terra di Siena Bruciata”; che ogni possibile sfumatura di colore virtualmente ha un nome: ed è una scoperta che ha qualcosa di esaltante.

Sempre in quegli anni, mentre fai esperimenti coi colori, scopri altre cose.

Scopri che il colore dei pennarelli può essere cambiato sul foglio con una semplice passata di correttore da penna stilografica: il rosso assume tonalità aranciate, il verde bagliori inaspettati, il nero diventa un verde petrolio che fa urlare i recettori degli occhi da quanto è meraviglioso.

Scopri che anche i pastelli possono creare nuovi colori: è il tempo dei primi esperimenti sulla somma dei colori. Sono i primi passi che porteranno alle spiegazioni delle medie. Per ora è molto empirico e si rivela avere delle controindicazioni: com’è, come non è, l’aggiunta di bianco non sembra funzionare quasi mai, avendo sempre come risultato un primitivo e indesiderato effetto batik invece che uno schiarirsi del colore su cui lo applichi. È la prima conferma che un principio scientifico non sempre si avvera nel mondo reale.

Intorno alle medie ti spiegano le ragioni fisiche della mescolanza di colori. E se ti va bene, una professoressa di educazione artistica dalla gran verve (Dio l’abbia in gloria, gran donna!) ti spiega anche che i colori non automaticamente vanno d’accordo se li metti vicini; che rosso-verde, blu-arancio e giallo-viola sono abbinamenti audaci, soprattutto nell’arte; ti spiega che cosa sono i colori caldi e quelli freddi, come alcuni grandi disegnassero con la linea e come altri lo facessero col colore.

Poi arrivano le superiori: è più o meno a quell’età che fai il primo incontro con il signor Pantone e hai la conferma che i colori se va bene hanno un nome, ma sicuramente hanno un codice con cui trovarli e parlarne. Se hai un computer scopri anche che i colori disponibili nell’universo, per qualche misteriosa ragione brutalmente matematica ma ben poco artistica, sono 32 milioni e rotti, cosa che spiega la scelta di un codice, perché dopotutto 32 milioni di nomi per altrettanti colori sono un po’ tanti da trovare…

È anche il periodo in cui, se così vuole il tuo percorso di studi e il tuo insegnante, ti ritrovi a dover fare tavole di disegno tecnico con china nera e colorata. Ed ecco l’ennesima scoperta: la china esiste di tanti, troppi colori. E l’ennesima scelta della tua vita: quale colore scegliere? La scelta, a suo tempo, l’ha fatta per me mia madre, conscia dei miei gusti: un azzurro a metà strada tra turchese e azzurro pastello, un colore con un po’ di brio ma anche un po’ di pudore. Altri compagni hanno fatto scelte meno fortunate e le loro tavole spiccavano anche per questo. C’è chi ha scelto colorini simili al mio (azzurrini, verdini, rosini pallidi) e c’è chi, nell’immensa gamma del signor Pantone, ha scelto il rosso più acceso e violento disponibile, oppure un verde che più verde non si può, o un blu così scuro da rendere quasi illeggibile il disegno sottostante (fine strategia per mascherare parte degli errori di costruzione), o un abominevole marronaccio che più che al cioccolato fa pensare alla cacca, o un “delizioso” arancio evidenziatore (questo è mio, ma avevo bisogno di qualcosa che spiccasse dopo azzurro, rosa pastello e verdino). Colori così ti segnano per la vita. Al punto che la prof, sfogliando le tavole distrattamente, finisce per non aver bisogno di guardare il cartiglio per sapere a chi attribuirle alla persona giusta: quel caminetto violetto può essere solo di M., quel prisma a base esagonale arancio può essere solo di Z., e quei solidi in assonometria verde bottiglia atomica possono essere solo di B.

B. in particolare aveva raccolto un discreto campionario di colori inguardabili. Posti di fronte alla necessità di fare tavole con anche 4 solidi diversi da colorare ognuno in maniera diversa, tutti hanno comprato almeno un paio di colori e quelli in più li creavano con audaci miscele dei propri colori. B. in tutto ciò, è riuscito a creare un suo quarto colore (dopo il super rosso, il verde bottiglia atomica e il giallo giallissimo) mescolando gli altri tre in proporzioni ignote, secondo una formula misteriosa che qualche tecnico Pantone pagherebbe per avere ma che per fortuna (o così spero) B. neanche ricorda. Ne è nato quello che è stato ribattezzato “color B.”: un ocra-marrone con una tonalità vagamente rossastra, un colore che a tutt’oggi ho visto riprodotta solo sulle tavole di B. e su certe macchine dal colore francamente imbarazzante. Higgins, guardando tali imbarazzanti macchine, dice che quello è color rame. No, il rame si offende a sentirsi paragonare al “color B.”!

Con l’età adulta, arriva il confronto con altri campi del colore: di che colore comprare la macchina (“White Foam o Blue Wave?” “Bianco e basta non esiste, vero?”), di che colore dipingere le pareti di casa o della propria stanza (Amica: “La cucina è color pesca, il corridoio salmone e la camera da letto albicocca.” Il mio ex: “Quindi tutto sul giallino-rosino?” Amica, con tono a metà tra irritato e oltraggiato: “No! Pesca, salmone e albicocca!”), il colore delle tende (“Azzurre o verde acqua?” “Di che colore è la stanza?” “Viola.” “… … … …”), la facciata di casa (“Quali di questi colori preferisci?” di fronte a una serie di tinte pantone inguardabili o intercambiabili senza che l’occhio se ne accorga)…

Dopotutto, però, anche se i colori sono 32 milioni e 32 milioni di nomi sono un po’ tanti, all’uomo piace dare nomi alle cose.

Così, arriviamo alla fase più divertente e controversa del rapporto umano con i colori: dare un nome all’ignoto.

Nella mia vita, oltre al “color B.”, ho udito ogni tipo di colore: azzurrinorosapallido (=una tinta talmente indistinta che manco sai darle una paternità), blu pum (= blu mela, cioè un’altra tinta indefinibile), color puffo candeggiato, color latte e menta (esistono case di questo colore e il dio del buon gusto le schifa con sussiego!), color “tra su da ciuc” (= vomito di ubriaco, ovvero un rosso scuro e malsano, dai toni vagamente violetti), snot green (grazie, signor James Joyce, per questa deliziosa creazione); ho sentito gente cavillare sul fatto che una parete fosse più albicocca o pesca, su che tinta fosse esattamente il vinaccia (Master: “Ha un fazzoletto vinaccia.” Io: “Cioè tra su da ciuc?” Master: “No, più rosso.” Luca: “Beh, il tra su da ciuc è un rosso.” Master: “Più rosso!”), su quanto un viola fosse o meno funebre.

E ho capito che i colori sono un grande campo in cui l’universo femminile e quello maschile si scontrano. Come a volte ripetono i miei amici, ovviamente maschi: “Pesca non è un colore, è un frutto!” Il problema è che se un uomo di ridotto interesse artistico si accontenta di sapere che una cosa è rosa, una donna vuole riuscire a definire e trasmettere con precisione che colore si è trovata davanti e quindi preciserà se è rosa-salmone, albicocca, se tende al lilla o al fucsia e così via per complesse analogie.

L’uomo medio se ne frega.

Ma andate in un negozio di modellismo: i colori saranno accuratamente catalogati e definiti, e mentre alcune ditte si affidano semplicemente a un numero/codice, altre hanno dato un nome ai loro colori. E così, ecco che ricompare lo snot-green, ecco che c’è il camo-green e così via.

Dove una donna ti dirà che una tizia vista per strada era vestita di pelle nera lucida e di un inguardabile fucsia-Big Babol, un giocatore di WH dirà a un altro: “Era vestita con un completo color Figli dell’Imperatore!”

Questo è uno dei motivi per cui adoro i miei amici. 😉

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2 commenti su “Colori

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