Australia


Io e Higgins siamo andati a vedere Australia. Di fronte all’alto numero di donne al cinema, Higgins mi ha chiesto se venivano a vederlo per Hugh Jackman. Probabile. Aggiungiamo una storia d’amore e il pacchetto per donne è pronto.
“E tu perché vieni? Per Nicole?” gli ho chiesto.
“Anche, ma soprattutto per i paesaggi dell’Australia”, mi ha risposto.

Veniamo alla recensione: dove ci dovrebbe essere uno SPOILER metterò un numerino, se vi interessa leggere lo spoiler lo trovate a fine recensione, altrimenti evitate di arrivare nella sezione Spoiler! E se ci andate senza aver letto l’avvertenza, sono solo cazzi vostri!

Il film è un bel film, con una storia solida e ben congegnata che si inceppa solo in un punto, ovvero la morte della madre di Nullah: le ragioni di questa morte sono assolutamente inesistenti a livello di trama ma, al contrario, palesi a livello di “mi serve per far evolvere i personaggi”, cosa che mi fa storcere il naso(1). A parte questo, ogni altra azione e reazione dei personaggi ha una ragione (emozionale o razionale) perfettamente comprensibile, così che il resto della storia non è campato in aria e non ti fa pensare “Ma perché?!”
I personaggi sono ben costruiti ma a dire il vero non hanno troppo di nuovo: Lady Sarah Ashley (Nicole Kidman) è il prototipo della nobildonna inglese snob che, di fronte alle fatiche della vita vera e allo splendore dell’Australia, torna un essere umano con dei sentimenti; Drover (Hugh Jackman) è il rude avventuriero che, come un Tronky, fuori è croccantissimo e dentro morbidissimo; Nullah (Brandon Walters), il piccolo mezzo aborigeno, è uno di quei bambini da film che sono più saggi e svegli degli adulti; Neil Fletcher (David Wenham, il Faramir della trilogia de Il Signore degli Anelli) è il cattivo, bastardo al punto di essere pronto a tutto (2) per ottenere quel che vuole.
Fletcher e King George (il nonno di Nullah) sono i personaggi più forti del film dal punto di vista delle motivazioni e delle emozioni che trasmettono: Fletcher perché nella sua cattiveria è sempre coerente con sé stesso, un cattivo che odi con forza dal primo all’ultimo minuto del film; King George perché è una presenza costante del film, sullo sfondo eppure a suo modo centrale, guida lontana e vicina del nipote, il più forte legame di Nullah con la sua metà aborigena.
Nullah invece è il personaggio più “bello” dal punto di vista di novità: per quanto rientri nella tipologia di cui sopra di bambino più saggio degli adulti che lo circondano, ha una sua forza e unicità che riescono a staccarlo dal cliché e a farlo vivere in maniera credibile. L’ingenuità del personaggio a volte crea dei momenti meravigliosi, la sua dubbia conoscenza dell’inglese (chissà poi perché dovrebbe essere così sgrammaticato…) produce frasi allucinanti ma bellissime, tipo “Io è molto grande abbastanza”.
I paesaggi dell’Australia, diceva Higgins. Sì, belli, bellissimi, sfruttati a dovere quasi sempre, eccetto che in un’unica occasione, quando la presenza di un precipizio sa di messo lì solo per necessità di copione, non certo con coerenza o ragionevolezza geologica (3).
La fotografia è molto bella, in alcune scene volutamente di una pulizia impeccabile, in altre volutamente polverosa; pecca sole nelle visuali dall’alto con computer grafica annessa e in certe scene dove, di nuovo, il computer interviene a esaltare questo o quell’effetto atmosferico. Credo che alla fin fine sia la CGI il difetto tecnico più grosso del film: è al contempo patinata di vecchio e di grossolano, sfocata e inconsistente, così che anche le navi del porto di Darwin, viste da tre metri di distanza, sembrano già brutali modellini al pc…
Altra piccola pecca del film è la lunghezza: il film è iniziato alle 21.30, siamo usciti a mezzanotte. Poco dopo metà film sembrava che tutto quel che doveva accadere fosse già successo e che non ci fosse più nulla da raccontare. Invece il regista ci ha regalato anche il bombardamento del porto con codazzo di esplosioni, aerei nipponici dalla brutta CG e, ovviamente, ricongiungimento strappalacrime dei personaggi separati da eventi esterni e stupidità personali. Ogni minuto del film era necessario? Dunno, ma ho l’impressione che il regista abbia un po’ gigioneggiato.
Soprattutto si ha quest’impressione nella parte su Mission Island, l’isola dove vengono portati i bambini mezzo sangue, per essere istruiti alla “bianchitudine” dai preti e salvati così dalla barbarie dei “negri” (gli aborigeni) (4): oltre alla marchiana castroneria storica (5), c’è la sensazione che potesse snellire, e anche tanto, la sezione (6)! Ridurre quella parte in maniera opportuna non avrebbe diminuito la forza del messaggio sulle “generazioni rubate”. Ho letto a riguardo idee contrastanti: c’è chi dice che la questione delle generazioni è stata affrontata con coraggio, chi invece dice che il messaggio non passa e ha tanto di stereotipo buonista. Io sono dubbiosa: Lurman ne parla, mostra una donna (la nostra Lady tornata essere umano) che cerca di opporsi a quello che la società ha stabilito dal suo trono di ideali dementi. Eppure, Lady Ashley lo fa solo per un bambino, solo per quello che lei ha scelto di legare a sé e… (7).
Una presenza interessante della storia è la magia degli aborigeni. La sensazione che mi ha dato sul momento era bella, un elemento un po’ nuovo e che dava alla storia un pizzico di vita in più. Più ci penso, tuttavia, e più ho la sensazione che la cultura degli aborigeni sia stata infilata nella storia quasi come elemento di folklore… un po’ come il mandolino del capitano Corelli nell’omonimo film: lì uno strumento musicale faceva tanto italiano, qui dei frammenti di cultura fanno tanto Australia… Resta il fatto che, una volta tanto, se ne parla, se ne intravede qualcosa, il che è meglio di niente. Nessuna spiegazione approfondita, solo Nullah che accenna alle cose che il nonno King George gli ha insegnato e, intorno a metà film, la voce di Drover che spiega la funzione del canto nella creazione e nell’ordine del mondo.

Piccolo dettaglio tecnico che mi ha fatto imbufalire dal primo minuto: il doppiatore di Hugh Jackman non è il solito! Tutto il film è stato come vedere un altro recitare con la faccia di Jackman! Io provo un odio inverecondo per i cambi di doppiatore, soprattutto per attori che mi piacciono e che ho già visto in 5 o più film sempre con la stessa voce.

Il regista stesso ha detto di essersi un po’ ispirato a Via col vento, mentre lavorava al film. Australia però non è “il Via col vento australiano”, come hanno detto certe riviste: Rossella e Rett erano due personaggi coi contro-cazzi, due opportunisti, bastardi nell’animo, pronti a fare tutto per sopravvivere in un mondo folle, disposti a seguire legge e morale solo finché utile, non erano stereotipati in nulla o quasi. Questo non è Via col vento, se va bene è il Pearl Harbour australiano, con un po’ di sentimentalismo a buon prezzo.

PRO (+) e CONTRO (-) del film
+ Trama solida
+ Bella fotografia
+ Fletcher, un cattivo ossessionato
+ King George
+ Drover
+ La magia degli aborigeni
+ Nullah
+ Le generazioni rubate

– alcuni momenti senza motivazione logica
– Brutta CGI
– Lungo anche quando non servirebbe
– Lady Ashley troppo stereotipata
– La voce di Jackman è quella sbagliata!
–  Pearl Harbour australiano…

GLI SPOILER
1) Higgins stesso, durante il film, mi ha chiesto perché anche Daisy (la mamma di Nullah) all’arrivo dei poliziotti doveva nascondersi nel serbatoio dell’acqua visto che non è una mezzo sangue e di conseguenza non dovrebbe temere alcunché dai summenzionati poliziotti. Per quanto voglia confortare il figlio con la propria presenza, perché a inizio film (quando il serbatoio è vuoto e al massimo può spaccarsi una gamba) non fa altrettanto? Anche questo sa di messo lì solo perché funzionale alla trama. Non potevano fare Nullah orfano dal primo minuto (avrebbero perso per strada varie implicazioni e motivazioni del suo agire), così gli hanno fatto morire la mamma nel primo tempo, creandogli un trauma e tante belle possibilità per Lady Ashley di sentirsi finalmente madre.
2) Nell’ordine: furto, omicidio, tentato omicidio, matrimonio di convenienza, omicidio del suocero, corruzione, tentato omicidio. E quello che Fletcher vuole è Faraway Downs, la tenuta degli Ashley. Posso anche capirlo a inizio film, quando è solo il sovrintendente, ma una volta sposato, il buon Fletcher è ormai il barone dell’allevamento bovino nel Nord dell’Australia: ormai quella per Faraway Downs è solo ossessione e il manuale dell’Evil Overlord insegna che non ci si deve mai lasciare ossessionare da nulla, pena la morte.
3) Il precipizio è lì solo perché a) così Fletcher e soci possono cercare di spingervi dentro i manzi di Lady Ashley spaventandoli col fuoco, b) il contabile ubriacone può morire “eroicamente” e lasciare la sua bottiglia di rum a Drover, c) Nullah può usare la canzone che calma gli animali e d) Lady Ashley può cominciare il suo viaggio verso la comprensione di cosa realmente è importante e cosa non lo è. Fine delle ragioni che mi vengono per la presenza di quel precipizio. Da quel poco che si vede, sembra che i prodi eroi arrivino nella zona dove passare la notte uscendo da una serie di profonde gole montuose, anche se dalle immagini del campo non si vede altra uscita se non quella che porta dritta dritta nel precipizio in esame. Il gruppo si accampa lì nonostante sia un punto virtualmente di merda, con unico sbocco laterale = il punto in cui i cattivi appiccheranno un secondo fuoco. La geografia si ribella ma non si suicida solo perché dopotutto c’è la licenza poetica.
4) Nullah viene portato lì per ordine, ovviamente, di Fletcher che, tutto gongolante, dice a Lady Ashley che quando i giapponesi verranno a bombardare, la prima tappa sarà l’isola. Mission Island infatti è alcuni (quanti?) chilometri a nord della città e opportunamente dotata di una piccola stazione radio con cui comunicare con la città.
5) I giapponesi non hanno mai messo piede in terra Australiana, men che meno su una caccolosa isoletta come Mission Island. Perché infilarceli? Per ovvie e patetiche ragioni di copione! E poi, c’è la licenza poetica!
6) La ragione è che se i giapponesi invadono via terra una caccolosa isola come quella, quando Drover va a cercare Nullah deve anche combattere e rischiare la vita per portarsi via il pargolo e compagni di giochi. Di più: il cognato di Drover può sacrificarsi per permettere agli altri di fuggire al motto di “Tu ormai hai famiglia!”. Licenza poetica per una cosa così? Ne stiamo approfittando un po’ troppo o sbaglio? Non bastava il bombardamento, Drover che va al salvataggio, recupera i pargoli e basta? Il coraggio l’aveva dimostrato lo stesso, mica c’era un “coraggiometro” in sala!
7) …ed è pronta a gettare nel cesso quello che fino a due minuti prima le importava (la sua casa, la tenuta per la quale ha lottato, tutto) per ottenere indietro Nullah. Il resto del mondo, tutti gli altri bambini, il fatto di darla vinta a un fottuto bastardo, non contano. Gli altri bambini possono anche morire tutti! Aggiungiamo che il suo rapporto con Nullah è al contempo di affetto e possesso e la sensazione di ambiguità aumenta.

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3 commenti su “Australia

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