Il Signore degli Enigmi – Patricia McKillip


Finito. Anni di lotta e alla fine… boh… Qualcosa nel libro, nella scrittura e nella trama, qualcosa non funziona esattamente come mi aspettavo. Sicuramente non è finito come mi aspettavo!
Il primo libro, Il Maestro degli Enigmi di Hed, è appassionante, Enigma dopo Enigma si viene trascinati nel mondo, nella vita e nelle peripezie del principe Morgon di Hed, signore di un regno di contadini fatto solo di un’isola, il cui destino sembra essere stato previsto secoli prima; proprio il suo destino e gli Enigmi attorno ad esso lo portano a viaggiare per cercare risposte: molte delle domande poste non trovano soluzione in questo volume, e quelle che le trovano ne creano altre.
Il secondo libro, L’erede del mare e del fuoco, è incentrato su Raederle di An, seconda donna più bella del regno omonimo. La giovane si ritrova anch’essa a viaggiare per il reame, anch’essa alla ricerca di risposte a Enigmi più grandi di lei. Forse è il libro più bello, complesso eppure appassionante.
Nel terzo e ultimo libro, L’Arpista del Vento, ogni Enigma arriva ad ottenere una risposta. Il problema è che a partire dal tredicesimo capitolo, la vicenda perde mordente, una risposta arriva senza che uno se ne renda veramente conto (“Ah, così quello era così? Davvero? E come lo ha capito? E soprattutto, dove lo ha detto!?”).
A favore del libro la coerenza e forza delle regole del mondo narrato, nonché la loro originalità: ogni regnante possiede il Governo della Terra, un’unione magica e totale con la sua terra che fa sì che sappia cosa vi succede, chi vi abita, chi vi si muove; che abbia coscienza di ogni creatura, pianta e mistero che vi albergano, parte del potere della terra stessa, il controllo di maledizioni e giuramenti dei suoi antenati, in alcuni casi addirittura il potere di controllare gli antichi morti della sua terra. Su tutto, l’occhio distante ma vigile del Supremo che per mezzo del suo Arpista, Deth, parla ai sovrani.
Altro punto a favore la concezione della magia. Se i maghi sono scomparsi 700 anni prima dell’ambientazione della storia, non per questo la magia è scomparsa del tutto. Nei sovrani rimane magia, così come nella terra stessa; se il re Mathom di An può assumere la forma di un corvo e ha una certa preveggenza, la Morgol di Herun ha il dono della vista totale; se Danan Isig ha il dono della vista al buio e della forma albero, Har di Osterland, detto il Lupo-Re, ha il dono della forma-vesta e della forma-lupo. Il resto della magia non è fatto di paroloni magici, gesti pomposi, formule o oggetti misterisi, ma di forza mentale, di energia da trarre dall’esterno e da sè stessi, da raccogliere e modellare, da fare propria e usare per proteggersi, colpire e fuggire.
Piccolo esempio di magia, per non anticipare nulla delle cose più grosse: “Ho fatto qualcosa che non ero mai stato capace di fare prima. Ti ho lanciato un richiamo attraverso le pietre dei muri, nella tua mente… il richiamo dei maghi. E ho atteso…”
I punti dolenti del libro:
Per prima cosa i dialoghi, troppo inverosimili, che in alcuni casi assumono l’aspetto di monologhi. E mentre uno sproloquia, l’interlocutore (o gli interlocutori) non fa assolutamente nulla a parte aspettare in silenzio e con pazienza che l’altro abbia finito di pontificare. E se in certi casi è anche accettabile, a volte proprio non lo è.
24 righe di “sproloquio” sono un po’ eccessive, soprattutto se sono la risposta alla domanda: “Raederle cosa ne penserà?” Il parlante sta praticamente cazziando l’ascoltatore e l’ascoltatore, appunto, non fa altro che ascoltare, inebetito.
Il secondo elemento debole sono i sentimenti delle persone. Se il personaggio è da solo, allora ha paura, è triste, è pensieroso, è innamorato, è infuriato. Se in compagnia, i personaggi improvvisamente non provano sentimenti, li dimostrano in maniera non del tutto univoca, così che il lettore non sa mai se quella dimostrata è effettivamente rabbia oppure è ribrezzo, frustrazione, qualcos’altro o un misto di tutto ciò. Niente sentimenti, solo reazioni.
Esempi:
il re Har di Osterland ha fatto a Morgon una domanda, che sa essere spinosa, sul perché non abbia compiuto un’azione che desiderava fare da mesi. Risposta e reazione di Morgon:
– Har… – I muscoli della spalla gli fremettero sotto la mano del Re. Har si accigliò.
La domanda è: perché Har si acciglia? Per il tono (a noi ignoto) con cui Morgon pronuncia il suo nome? Per il fatto che i muscoli di Morgon fremono? Per qualche altra misteriosa ragione? Non ci sarà mai dato saperlo.
Altro esempio, pag. 17, dopo che Morgon ha appena rivelato al fratello e alla sorella di essere andato a fare una gara di Enigmi con uno spettro che, se avesse vinto, lo avrebbe ucciso. I fratelli, considerato che i loro genitori sono morti da poco, non ne sono esattamente lieti. Ecco la reazione del fratello:
Eliard si alzò in piedi di scatto. Volse la schiena a Morgon e fece due passi, a pugni stretti, poi tornò indietro con un secco dietrofront e si mise di nuovo a sedere.
-Tu, dannato pazzo!
Questo è tutto il furore per aver appena sentito il fratello maggiore dire che è andato a rischiare la vita senza una vera ragione: camminare a pugni stretti e risedersi. Indubbiamente mostra, ma i sentimenti del personaggio devi dedurli tu dalle 16 pagine di storia precedenti. Si dice che sia sempre meglio non ripetere l’ovvio, ma in alcuni casi manca anche il non-ovvio!
Altro difetto (minore) la mancanza di una cartina: io odio non avere esattamente idea della geografia di un mondo di fantasia!
Ultimo difetto il riassunto sul retro, che con molta eleganza ti svela il più grande mistero del primo libro e chi è uno dei più terribili nemici della trilogia, oltre, ovviamente, a anticipare una serie di elementi della trama che compariranno intorno a metà libro. Che bello! Si consiglia quindi di non andare oltre l’undicesima riga di trama al fine di non sputtanarsi praticamente tutto il primo libro perdendo alcune delle sorprese più grosse.
Alla fin fine il libro è promosso, anche se non con lode. 🙂
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11 commenti su “Il Signore degli Enigmi – Patricia McKillip

  1. Non ti offendere, zeros (o come ti chiami), ma scrivi veramente MALE lo sai? Questo danneggia molto il contenuto di ciò che esprimi. La forma conta. Non che voglia fare la maestrina della situazione, ma a quanto vedo un’appassionata e accanita lettrice come te non dovrebbe esprimersi in questa insolita e pessima maniera. Forse tutto questo leggere non ti ha giovato. Scusa il commento non troppo positivo ma era doveroso.
    Claudia N.

  2. Per essere precisi avresti dovuto scrivere così:

    Non ti offendere, zeros (o come ti chiami), ….Appare ovvio che non si chiami realmente Zeros, perciò la tua preccisazione è superflua, interrompe inutilmente il filo del discorso; inoltre non serve la parentesi se fai un inciso: è una ripetizione, come mettere tutto tra due parentesi.

    Questo danneggia molto il contenuto …..Il contenuto non può venir danneggiato dal modo di scrivere, al massimo una eccessiva presenza di refusi morfosintattici potrebbe rendere poco chiaro il messaggio che vuole trasmettere (non mi sembra questo il caso poi). Se ti riferisci all’informalità del testo, sappi che gli stessi Serianni e Sabatini riconoscono ormai la possibilità di un uso non strettamente formale della lingua in situazioni di scrittura non particolarmente “alte” come appunto può essere un Blog, una Chat o una E-Mail.

    a quanto vedo un’appassionata e accanita lettrice come te non dovrebbe esprimersi in questa insolita e pessima maniera. …. Mi viene da dire la stessa cosa… La frase non funziona molto bene: passi da una tua supposizione/deduzione ad un giudizio e ad una affermazione, ma la struttura della frase non è impostata correttamente.

    Avresti dovuto scrivere: Ho notato che sei un’appassionata e accanita lettrice; ebbene, alla luce della tua esperienza, credo che dovresti sforzarti di trovare un modo migliore di esprimerti, in quanto ritengo che ora tu abbia una maniera quantomeno insolita di farlo e, a mio modesto parere, pessima. Così funziona meglio ed è anche più educato nei confronti di chi legge.

    Scusa il commento non troppo positivo ma era doveroso. …. Anche in questo caso non ci siamo… non troppo positivo poteva tranquillamente essere sostituito da un “negativo”, poi manca la virgola davanti al ma della frase avversativa.
    Infine perchè dovrebbe essere doveroso? Non credo tu abbia i numeri per giudicare il modo di scrivere di nessuno. Al massimo avresti potuto/dovuto sottolineare che il tutto era. e resta, un tuo parere.

    sempre perchè la forma conta e anche la grammatica.

    Cordialmente
    Alessandro M.

  3. Gentile Claudia N., non mi offendo. Sei liberissima di pensare che scrivo “veramente MALE”.
    So che la forma conta: questo però non è un libro e non ha la pretesa di essere un capolavoro di forma e stile. Sono i miei pensieri, le mie idee. Un diario personale e d’ozio, non il Verbo sceso in terra. Non ho mai affermato di essere un genio della scrittura, non ho mai detto che qui c’è la verità, o la forma più alta della letteratura. Scrivo per me, scrivo perché mi piace, scrivo per chi vuol leggere. Scrivo perché ne ho bisogno.
    Forse tutto il mio leggere non mi ha giovato, dici tu. Possibile, anche se io credo di no. Sono convinta che non si smetta mai di imparare e che la strada alla perfezione, se mai mi sarà possibile avvicinarla anche solo a un chilometro, sia ancora maledettamente lunga. Ma non è in quel che scrivo in questo blog che mi impegno di più. Se questo mio piccolo angolo di caos in internet contenesse i più alti raggiungimenti della mia capacità di scrivere, allora sarebbe vuoto: quel che scrivo qui è ozio, è cazzeggio, è divertimento. Quello che scrivo altrove, quello che scrivo per me, non mi soddisfa mai e non mi pare mai adeguato. Non lo faccio leggere che a Higgins (il mio critico più severo ma anche costruttivo). Solo tre volte ho fatto leggere a qualcun altro qualcosa che avevo scritto, ma prima ho lottato con ogni singola parola di ogni singola frase. E nonostante la faticaccia (che non posso pensare di fare anche per il mio stupido blog) non ero lo stesso soddisfatta al 100%.
    Domanda dettata dalla mia personale curiosità, senza ironia o scherno: che cosa intendi dicendo che mi esprimo in maniera “insolita”? L’aggettivo “pessima” mi sta anche bene (significato chiaro e lampante dalla tua prima riga) ma vorrei che mi approfondissi “insolita”. Vorrei capire perché insolita e soprattutto perché sarebbe un difetto. Grazie 🙂

    P.S. Alessandro M. sei un mito! Cordialmente, ovviamente!

  4. Alessandro M.

    Sicuramente mi esprimo meglio di te. Mi è bastato leggere SOLO le prime tre righe del tuo messaggio…

    “non è che tu ti esprimo molto meglio”;
    “perciò la tua preccisazione” con due ‘c’ mi raccomando!

    “non serve la parentesi se fai un inciso” infatti non era un inciso!

    La forma conta, eccome, ma il fatto che io enfatizzi sulla ‘curiosità’ del nome/nickname zeros non riguarda l’aspetto formale del testo, pirla!

    Parli di refusi morfosintattici senza nemmeno sapere cosa siano… ma va là dai! Corri ai corsi di sostegno!

    Le tue frasi errate che ho sopra postato ritengo siano abbastanza eloquenti per farti comprendere la valenza parodica e ridicola della tua lezioncina da bravo maestrino consumato.
    Visto che la grammatica conta, datti una rispolverata anche ai congiuntivi; ad occhio e croce li hai dimenticati da qualche lustro.
    Claudia N.

  5. A zeros:

    ‘Insolita e pessima forma’ nel quadro di una persona molto attiva nella lettura. Generalmente chi legge molto scrive, almeno, con una discreta forma. Poi per carità, vi sono diverse eccezioni. Il mio non vuole essere un diktat.
    Ciao Claudia N.

  6. Rileggendo con più calma il tuo intervento ribadisco: i miei sono stati errori di battitura, che purtroppo mi capitano spesso quando scrivo di corsa con il PC e che poi fatico ad individuare a video.

    Quello che tu dici non essere un inciso in realtà lo è, sebbene tu sia libera di continuare a credere in quello che preferisci.

    Infine io non ti ho offeso, tu sì. Questo non fa che denotare la tua assoluta superiorità linguistica e, devo aggiungere, civile… (sono ironico in questo passaggio).
    Non lo sono quando ti ribadisco il concetto di prima: Non hai i titoli per esprimere giudizi! Dici di non fare Diktat, salvo smentirti un attimo dopo.

    Ah sì, i refusi morfosintattici io lo so perfettamentee cosa sono, ma non ho bisogno di scriverti la definizione per dimostrartelo.

    Se sei così brava con la nostra lingua perchè non ho mai visto sugli scaffali delle librerie un libro scritto da te? Oppure perchè non provi a redigere un manuale di lingua italiana? (anche qui sono ironico)

    Ti saluto, sempre cordialmente.
    Alessandro

  7. Non mi sembra molto educato mettersi a insultare la gente in casa d’altri, soprattutto per degli errori di battitura! Vabbé…
    Il tuo, comunque, non potrà mai essere un diktat, in quanto non potrà mai essere un “ordine perentorio, tassativo”; al massimo potrà essere un parere, come il mio o quello di Alessandro. Il bello del libero arbitrio e della libertà di pensiero 🙂
    Comunque, cos’ha di “curioso” il mio nickname? O.O

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