Evviva le Tumulilande. Dove si narra di chiacchiere in compagnia, di fughe avventurose e di magici colpi di sonno


Domenica sessione lunga, quindi oggi prima parte del resoconto, domani la prossima ^__^

Giungiamo, bendati per l’ultimo tratto, al rifugio segreto dei Dunedain, dove trascorreremo la giornata al riparo.

Taddeo è tutto felice che siamo in un luogo protetto:

“Ah, finalmente possiamo magiare qualcosa di caldo! Accendo il fuoco e vi preparo qualcosa, ok?” dice tutto gongolante. Segue lunga lotta di ragionamento per fargli capire che ancora siamo inseguiti, che fuoco uguale fumo uguale richiamare qui tutti gli orchi che ci stanno cercando.

“Va bene…” accetta alla fine. “Mangerò qualcosa di freddo. Chi vuole fumare con me dell’erbapipa?”

Altra lunga spiegazione per fargli capire che l’odore di erbapipa è riconoscibile, quindi è un altro richiamo esplicito per farci trovare e massacrare.

Messo un freno all’entusiasta hobbit, parliamo con i nostri tre salvatori. Il loro capo, Araglas (“Ah, è Aragorn di vetro!”) ci interroga brevemente su cosa facessimo alle rovine e ascolta le nostre risposte, oltre a rispondere alle nostre curiosità sul villaggio, la torre e sulla loro presenza in zona. Ci dicono che hanno tenuto d’occhio l’accampamento degli orchi e che in realtà sono lì perché aspettano un loro amico. L’amico è un altro dunedain, di ritorno da Arceto con notizie del nord, di Fornost e della guerra contro il Re Stregone di Angmar. Alle domande dell’hobbit su chi fosse, Araglas ci racconta della zona, della storia dell’Eriador e del Cardolan, delle Tumulilande e del Re Stregone. Racconta talmente tante cose che alcuni di noi si annoiano, ma continuiamo ad annuire meccanicamente come se tutto fosse chiaro e noto.

C’è un ovvio momento di tensione quando Aranhil dice che il nostro nano conosceva il Re Stregone; ci affrettiamo a spiegare a Araglas e soci che la conoscenza si limitava ad una spada stregata con cui il Re vedeva quel che avveniva attorno e al fatto che il nano era solito trascinarla per terra o farle passare la notte immersa nel più vicino letamaio. Araglas ci chiede preoccupato se abbiamo ancora la spada e lo rassicuriamo circa la sua distruzione per mano di dama Galadriel.

Araglas ci chiede di parlargli dei nostri viaggi e il buon Taddeo parte in quarta: finite le storie reali, integra con notevoli ed inverosimili parti della sua fantasia, che Araglas tuttavia ascolta con apparente interesse.

La mezzanotte si avvicina, è ora di andare all’appuntamento col loro amico. Veniamo di nuovo bendati, quindi seguiamo i tre fino ad un villaggio diroccato invaso dall’erba che è talmente alta che Taddeo è completamente nascosto. I tre ci lasciano all’interno di una casa semi distrutta, dicendoci di non seguirli e di aspettare lì, ma che se ci fossero problemi dobbiamo puntare a nord, sì, proprio verso le Tumulilande, non entrarci ma limitarci a costeggiarle: gli orchi le temono e smetteranno di seguirci.

Rimasti soli, tendiamo l’orecchio in cerca di suoni. Taddeo si fa issare da Aranhil a mo’ di periscopio fino a sbirciare oltre la cima di un muro diroccato alto due metri: solo ombre. Aspettiamo ancora. Uno strano suono in lontananza, poi silenzio, poi passi che si avvicinano.

“Quanti sono?” domanda Aranhil al master, aggiungendo: “fino a quattro può andare bene, di più fuga!”

“Non lo capite.” risponde il master.

Un attimo dopo, però, la testa di un orco fa capolino attraverso il vano vuoto di una finestra e una freccia lo uccide prima che possa dare l’allarme. Si decide per la fuga.

Usciamo dal retro della casa nascosti e silenziosi quanto lo permettono le armature, puntando diritto a nord.

Abbiamo percorso una decina di metri quando Taddeo sbatte contro qualcuno.

“Aranhil, non fermar… Ops, tu non sei Aranhil!” dice l’hobbit all’orco contro cui ha sbattuto.

Tiro di iniziativa: tutti 14 tranne gli orci, sì, sono due.

Taddeo si tuffa tra le gambe dell’orco e si allontana di corsa nell’erba. Aranhil raggiunge un orco e lo uccide con due spadate; Vylit si avvicina, ferisce il suo orco col primo colpo e col secondo lo apre in due perfette metà (32 al colpire! O.o)

L’allontanamento tattico (leggesi “fuga”) riprende, ma dopo un’altra decina di metri è Vylit a fare un incontro: quasi cade a terra quando inciampa su un corpo, quello di un dunedain che sembra morto. Lo esaminiamo brevemente: decisamente morto, ha un pugnale puntato nel petto e vicino a lui giace la sua spada, sporca di sangue di orco. Uno è morto, chissà che fine hanno fatto gli altri due…

Ricominciamo ad allontanarci ed ecco che Celebeth, Taddeo e Aranhil sentono voci e passi dietro di noi. L’allontanamento tattico diventa veloce ripiegamento tattico (leggesi “fuga smodata”): Vylit prende in spalla Taddeo, poi si comincia a correre verso le “rassicuranti” colline a nord.

Gli orchi sono ormai piuttosto vicini quando ci ritroviamo alle pendici di un tumulo. Ci fermiamo e voltiamo: gli orchi si avvicinano ancora nell’oscurità, li sentiamo ad alcune decine di metri da noi, poi si allontanano. Le Tumulilande hanno fatto il loro lavoro, ora dobbiamo solo evitare di finirci dentro.

 

Ci dirigiamo verso est, verso il Verdecammini, sempre costeggiando le Tumulilande, avvolti dall’oscurità della notte e presto anche da una fastidiosa nebbia bassa. Taddeo e Celebeth guidano il gruppo, ma dopo una mezz’ora di cammino li sentiamo chiedersi se la roccia che abbiamo incontrato non sia la stessa di cinque minuti prima. Mentre la notte si anima di inquietanti sussurri e tocchi incorporei che ci sfiorano nel buio, appare sempre più chiaro che A) siamo entrati per sbaglio nelle Tumulilande  B) le Tumulilande sono veramente un postaccio di palta  C) ci siamo persi!

Avanziamo ancora mentre le nostre guide sono sempre più incerte e ci troviamo tra colline dall’erba corta e rada; tra i tumuli passa un’antica strada di pietra che conduce fino ad un’ampia radura occupata da un circolo di pietre verticali. (“Siamo a Stonhenge!”)

Decidiamo di fermarci al centro del circolo, in attesa che sorga il sole e nella speranza di ritrovare la strada con il giorno.

Taddeo accende un fuocherello stentato che lotta con l’umidità per non spegnersi. L’hobbit finalmente può cucinare qualcosa di caldo (povero, si è dovuto ingozzare solo di cibo freddo, oggi!). La ricetta del giorno è porridge all’aglio (Aranhil trattiene i conati di vomito all’idea). Taddeo ci ha appena allungato la nostra porzione quando improvvisamente Alatar e Celebeth cadono a terra addormentati; Vylit cerca di resistere al sonno ma cade addormentata di botto anche lei, mentre Aranhil resiste per un attimo, quindi soccombe al torpore magico insieme a Taddeo, che cade addormentato mormorando: “Non era così cattiva, la mia zuppa!”

 

Continua…  ^__^

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2 commenti su “Evviva le Tumulilande. Dove si narra di chiacchiere in compagnia, di fughe avventurose e di magici colpi di sonno

  1. In effetti la zuppa era buonissima, siete voi che non capite la cucina raffinata!!!

    Non c’è verso di loggarmi, sono comunque sempre io.

    1 Bacio

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