Come si diceva un paio di classifiche fa, a volte ti vengono le parole giusta, ma nella lingua sbagliata. Come in questi giorni, in cui sto cercando di scrivere il seguito della brevissima avventura di Eleanore. Sorvolando su tutte le altre difficoltà, quella maggiore è che mi trovo a immaginare certi dialoghi (non tutti, stranamente) in inglese, e a rendermi conto che in italiano gli stessi concetti non rendono, non con la stessa profondità di significato.
Sorvolando su minuzie come un bel “dude“, dire “figli di puttana” e dire “motherfuckers“… Due storie completamente diverse, soprattutto se te le devi immaginare in bocca allo stesso bel tipino col suo bel southern accent strascicato.
Vabbeh, tocca accontentarsi di quel che l’italiano riesce a veicolare. E ascoltare un po’ di musica, come la suoneria del cellulare di Eleanore o la canzone che forse (lo ripeto, FORSE!) darà il titolo a tutto, se non decido di uccidere la storia prima della fine. U_U