Dopo quella sulle cose che detesto dello scrivere, ora tocca alla classifica delle cose che amo, anche se in sole 5 posizioni non c’è spazio per tutto!
5: Questo, voleva dire!
Ci sono momenti in cui scrivo un dialogo e appena lo rileggo mi rendo conto che suona sbagliato. Non perché è forzato, ma perché le voci non sono ancora quelle giuste. Per contro, quando dopo lunga e penosa tribolazione (o al primo tentativo, per botta di culo incredibile!) un dialogo scorre bene, le voci sono giuste, ognuno dice le cose che direbbe con le scelte lessicali che farebbe, ecco, quella è una soddisfazione, per quanto piccola e rara.
4: La revisione.
Sì, è una rottura di palle enorme. Sì, è il campo perfetto per farsi venire tutti i dubbi che non sono venuti in fase di scrittura. Ma è anche quello il bello. Porsi tutte le domande che avevi dimenticato di porti, guardare le cose da un punto di vista diverso, avvicinarti al testo dopo averlo lasciato decantare qualche giorno/settimana. E poi ci sono i commenti dello sparring partner, che vanno a segno mentre mi fanno ridere delle mie stesse castronerie. Tempo ben speso.
3: Progettare. Sort of.
C’è un bel post di Aislinn, una riflessione personale su quale sia il suo approccio alla scrittura (Architetto o giardiniere? Pianificazione o improvvisazione?) in cui io mi ritrovo abbastanza. Progetto poco, quando penso a una storia. O forse progetto, ma a modo mio: nella mia testolina, mi giro il film della storia che voglio raccontare. Non tutto intero, solo spezzoni, e con una macchina da presa con la messa a fuoco svaccata. Però mi faccio il mio filmino, cerco le scene importanti, le giro e, se fanno acqua, le rigiro. Medito sui personaggi, cerco di capirli e di “uscirci a cena”. E mi diverto, in questa mia fase di pseudo-progettazione. Poi magari stravolgerò tutto, come è accaduto con That bloody smell, ma l’importante è che qualcosa, nel filmino mentale, funzioni. Il resto si aggiusta, soprattutto la messa a fuoco.
2: The End.
Ci sono arrivata poche volte, a mettere la parole fine (per quanto virtuale) a una storia. E ogni volta sapere di essere riuscita a contenere il cazzeggio, i dubbi, la PDSI che farebbe cancellare tutto a ogni revisione, i momenti di stallo, a tappare i buchi logici, ecco, sapere di avercela fatta fa sentire bene. E sapere di avere un ebook pronto da mettere alla mercé del mondo mi fa sentire soddisfatta, ma, stranamente, non mi dà altra emozione. Boh, sarò strana…
1: I feedback.
Sincera e edonismo al massimo: mi piace sapere quel che la gente pensa dei miei sgorbi. Ci litigo, a tratti li detesto e rimango sempre dubbiosa sul valore dei miei sgorbi. E allora ben vengano i pareri. Se sono negativi ma circostanziati, così sia. Se sono positivi, meglio, che così gongolo un pochetto e l’autostima si ringalluzzisce! ^_^
lo condivido tutti, la revisione naturalmente è quella che mi crea più fastidi, sperando sempre che i feedback siano positivi
Oh yeah!
Non sono d’accordo con il punto 4 – da me era addirittura nella top negativa – però tutti gli altri sono ampiamente condivisibili. Soprattutto il primo, di solito trascurato ingiustamente…
Ciao,
Gianluca
Grazie per la citazione! E ottimi punti ^_^
Carino questo post! Personalmente odio la revisione, e pure i dialoghi perché sei sempre costretto a modificare le parole reali per fare anche capire il tono con cui viene pronunciata una frase. Però il momento dell’idea, e buttarla giù per scritto, e quando ti vengono in mente cose da mettere che non avevi ancora pensato… sì, questo lo amo davvero.
Bellissimo il punto 4: cercare di far andare tutto a posto. Devastante, ma bellissimo.
Grazie a tutti
E viva l’amata-odiata fase di revisione!